L'intervista a Salvo Riina, figlio del boss Totò Riina, andata in onda durante l'ultima puntata del programma "Porta a Porta", continua ad alimentare forti polemiche ed è diventata oggetto di una convocazione in Parlamento per il direttore generale Campo Dall'Orto e della presidente di viale Mazzini, Monica Maggioni

Tanti i dubbi relativi all'intervista, sollevati da Rosy Bindi, come riporta Today.it, Primo tra tutti quello relativo ad un eventuale compenso percepito dall'ospite:

Perché la liberatoria è stata firmata dal figlio del boss soltanto alla fine e non all'inizio come accade con tutti gli altri? E ancora: Riina jr ha parlato in modo "omertoso" e "reticente" ed è sembrato usare l'intervista per inviare messaggi agli altri clan. E non va bene – aggiunge Bindi – nemmeno l'idea di una "puntata riparatrice" come quella di ieri sera con il ministro degli Interni Alfano e Raffaele Cantone perché si fa passare il "messaggio gravissimo che ci possa essere par condicio tra la mafia e chi la combatte".

La domanda alla quale i vertici Rai sono tenuti a rispondere è principalmente una: perché non si è deciso di fermare la messa in onda? 

La presidente Monica Maggioni ha precisato che non c'è stato alcun negazionismo nell'atteggiamento della tv di Stato, ma ha ammesso: "Quel racconto ha moltissime cose che lo rendono insopportabile. Prima di tutto non rinnegare il padre e dare dall'inizio alla fine un'intervista da mafioso. Qual è". Campo Dall'Orto ha precisato che non è stato versato un centesimo per l'intervista a Riina Jr e, quanto alla liberatorio, conferma che è stata firmata dopo.