ImmagineLo scorso 20 marzo il mondo intero ha celebrato la seconda giornata mondiale della felicità indetta dall’ONU. Ma in Italia dove si è più felice? E quali sono i fattori che influenzano maggiormente il sorriso degli italiani? Per scoprirlo anche quest’anno Voices from the Blogs e Wired.it hanno presentato l’e-book “iHappy 2013, che contiene la classifica delle provincie italiane in base al loro grado di felicità (l’indice iHappy, appunto) misurato nell’arco del 2013. Dall’analisi di oltre 40 milioni di messaggi su Twitter raccolti quotidianamente nelle 110 provincie italiane, emerge che nel 2013 la capitale della felicità in Italia è stata Genova. La provincia del capoluogo ligure si colloca infatti al primo posto con un 75,5% di tweet felici. Al secondo posto, e a poca distanza, troviamo Cagliari (75,1%), mentre nella top-ten compaiono anche Parma (quarta col 72,9%), Bari (settima: 71,7%) e Bologna (71,4%), seconda nel 2012 ma che quest’anno scende al nono posto.

classifica-vfbQuasi tutte le grandi città fanno invece registrare valori di felicità ridotti. Si salva solo Firenze, al 65° posto col 58,2% di tweet felici. Più staccata Roma (54%, e 21 posizioni sotto Firenze), mentre nei bassifondi della classifica troviamo Torino (91° posto), Milano (93°) e Napoli (96°). Insomma, sembrerebbe proprio che vivere nelle metropoli, in un periodo di crisi perdurante, non sia una buona medicina per il sorriso, tra stress da (iper)lavoro (quando c’è), traffico, prezzi più alti e smog. La provincia più triste del 2013 è stata però Aosta (44,2%), seguita da Nuoro (45,8%), che anche quest’anno si conferma in penultima posizione, e Padova (45,9%). Male anche Venezia (48%) e  Olbia-Tempio (49,5%), che come la vicina Nuoro è stata una delle zone più colpite dal ciclone Cleopatra.

Se consideriamo invece le regioni italiane, Puglia ed Emilia-Romagna risultano quelle più felici nella classifica di iHappy, con valori intorno al 66%, mentre Lombardia Veneto si fermano al 53% e sono in fondo alla classifica.

Ma cosa rende gli italiani felici (o tristi)? Innanzitutto gli italiani sono “meteoropatici”. Se lo scorso inverno (50,2%), durante i freddi mesi di gennaio e febbraio, il Bel Paese è stato mediamente triste, a marzo 2013, con l’arrivo della primavera, la felicità balza verso l’alto (67,4%). La data scelta dall’ONU per celebrare la felicità sembra dunque quanto mai appropriata. Se consideriamo i giorni della settimana, di lunedì si è più tristi (59,2%), mentre i giorni di coppa (il martedì e mercoledì), così come il sabato, sono giorni felici. La felicità migliora poi sensibilmente nei giorni di festa (+1,8%), ma solo quando la festività non cade nel week-end, altrimenti niente vacanza e il giorno di festa diventa un “ponte sprecato”. Tra le feste è il Natale a farla da padrone (iHappy +14,3%), ma in Italia anche la festa della mamma produce molti sorrisi (+11,1%), così come il giorno che precede la busta paga (un effetto temporaneo però, che scompare in 24 ore: controllare quanto effettivamente rimane in tasca dopo bollette e spese varie probabilmente non aiuta il buonumore). Al contrario, lo spostamento di lancette dovuto all’ora legale genera ansia e depressione, e fa crollare la felicità di oltre 5 punti. Anche la latitudine, infine, può fare la differenza. Risalendo la penisola da sud nord la felicità diminuisce, tranne nelle provincie in cui c’è il mare. E infatti se Milano avesse il mare…la sua felicità crescerebbe di 1,3 punti.

Peppe Caridi