PALERMO – Sono state chiuse le indagini sull'omicidio di Elisabetta Cipresso, 40 anni, e ci si appresta a chiedere il rinvio a giudizio della madre, Anna Cipresso, 63 anni. La contestazione è di omicidio del consenziente: secondo l'accusa, l'indagata avrebbe ucciso la figlia, iniettandolo un cocktail di anestetici in una camera dell'Hotel Archirafi. I fatti risalgono al luglio del 2014 e la morte di Elisabetta Cipresso è legata ad una tragica storia di disperazione. Secondo quanto raccontato dalla madre, le due avrebbero acquistato alcuni "Gratta e Vinci", stabilendo che se avessero vinto 1.000 euro, non si sarebbero uccise. Nessuno dei biglietti risultò vincente e da qui derivò la tragedia.

L'indagata, secondo la Procura, avrebbe somministrato un potente farmaco, il Propofol, alla figlia. La madre, però, ha sempre negato la ricostruzione, sostenendo che la figlia si sarebbe suicidata. L'autopsia non è riuscita a chiarire il punto, perché il Propofol ha un effetto quasi immediato. Vista la dose massiccia che sarebbe stata assunta, la vittima non sarebbe riuscita a iniettarsela, perché avrebbe perso i sensi prima di concludere l'operazione. Anna Cipresso avrebbe riferito che avrebbe tentato il suicidio a sua volta "Per amore, per accompagnarla (la figlia, ndr) nel suo percorso, per non restare sola".