CatturaFavole o realta’, gli animali non “ce la raccontano giusta“. Dallo struzzo che mette la testa sotto la sabbia quando ha paura al toro che si arrabbia di fronte al colore rosso, in una simpatica Top Ten, il sito Mother Nature Network, fa sfilare le dieci piu’ comuni false credenze sul mondo animale che, nonostante siano frutto di pura fantasia, sono note ormai in tutto il mondo e sono anche utilizzate come metafore di certi comportamenti umani.

La lista inizia sfatando la credenza che vede gli struzzi mettere la testa sotto la sabbia quando hanno paura. Questo grande uccello, che riesce a raggiungere fino ai 64 km orari di velocita’, scalcia quando si sente in pericolo e nel caso in cui non ci sia altra possibilita’ di fuga, puo’ sdraiarsi sul terreno con la testa e il collo allungati, rimanendo immobile e tentando cosi’ di essere ignorato dal proprio nemico.

Un altro falso mito presente nella classifica e’ cheil rosso renda i tori piu’ aggressivi: in realta’, i bovini sono daltonici e non percepiscono il rosso come un colore vivace, ma rispondono nel caso delle corride solamente al movimento del mantello, che viene recepito come una minaccia alla situazione generale.

Nella Top Ten di comportamenti che non hanno supporto scientifico compaiono anche i presuntiistinti suicidi di gruppo dei lemmings, la capacita’ del tutto errata dei rospi di fare venire verruche se sfiorati, l’idea infondata che vuole i pipistrelli completamente ciechie la convinzione inesatta che il koala sia un particolare tipo di orso. Anche il bradipo inoltre non e’ vero che sia pigro: il simpatico animale non e’ in grado di muoversi velocemente a causa del suo particolare metabolismo che e’ pari a solo il 40-45% di quello che ha la maggior parte degli animali di dimensioni simili a lui.

Alcune false credenze sugli animalisfiorano addirittura la fantascienza: un esempio e’ la suppostaabilita’ dei lombrichi di diventare due diversi vermi se diviso in due. In realta’ il capo dell’anellide e’ in grado di vivere e rigenerare le sua estremita’ posteriore se reciso dietro la parte chiamata “clitellum”, la vecchia coda tuttavia e’ destinata a morire.

A volte alcuni film aiutano ad inculcare erroneamente caratteristiche di alcune specie; una fra tutte legata ad un noto film d’animazione di alcuni anni fa e’ la convinzione che gli opossum dormono pendendo dalla propria coda. In realta’, nonostante usino la possente coda con molta agilita’, il loro peso non gli permetterebbe di rimanere a testa in giu’ per piu’ di pochi istanti.

Alcune leggende infine sembrano essere state inventate per rendere forse piu’ bella l’esistenza in cattivita’ degli animali: la memoria di tre secondi attribuita al pesce rosso potrebbe, in caso fosse veritiera, regalare al piccolo pesciolino d’acqua dolce una nuova avventura ogni volta che fa un nuovo giro nella sua boccia.

Peppe Caridi