CARCIOFO-COP-CopiaIl carciofo selvatico, originario del Medioriente, ha rappresentato fin dall’antichità un prodotto importante per i fitoterapisti Greci e Egizi, che lo consideravano un “dono del sole”. Già nel IV secolo a.C. era coltivato dagli Arabi, che lo chiamavano “Karshuf”, da cui deriva l’attuale nome.

L’uso del carciofo selvatico nella cucina romana è ricordato da Columella che, chiamandolo col nome latino “Cynara”, conferma come a quel tempo si usasse considerare questa pianta sia a scopo medicinale che alimentare.
VERTUMNUS - CopiaNel “De coquinaria” di Apicio si parla anche di cuori di Cynara, che i Romani apprezzavano lessati in acqua o vino. La coltivazione del carciofo da noi conosciuto venne introdotta in Europa dagli Arabi sin dal ‘300, ma delle notizie molto dettagliate sul suo sfruttamento risalgono al ‘400, quando, dopo vari innesti, dopo la diffusione nel regno di Napoli, fu la volta della Toscana e delle altre regioni. Nella pittura rinascimentale italiana, il carciofo è rappresentato in diversi quadri : “L’ortolana” di Vincenzo Campi, “L’estate” e “Vertumnus” di Arcimboldo. Ai primi del ‘500, il carciofo non godette di un eccessivo favore culinario, tanto che Ariostoaffermava : ”durezza, spine e amaritudine molto più vi trovi che bontade”. Caterina de’ Medici ne divenne una grande consumatrice e , nel 1557, il Mattioli, nel suo “Discorsi” scrisse: “la polpa dei carciofi cotti nel brodo di carne si mangia con pepe nella fine delle mense e con galanga per aumentare i venerei appetiti”: la sua fama afrodisiaca, probabilmente derivante dall’aspetto fallico, si era ormai diffusa.

CARCIOFO PELLE - CopiaI carciofi rappresentano una vera e propria miniera di principi attivi e vantano particolari virtù terapeutiche: hanno un basso contenuto calorico (circa 22 calorie per ogni etto di prodotto crudo), a fronte di un alto potere nutritivo che li rende particolarmente adatti nellediete dimagranti; sono ricchi di sali minerali (in particolare: magnesio, ferro, fosforo e calcio), essenziali per la formazione dei tessuti, per le reazioni enzimatiche, la coagulazione del sangue, la trasmissione degli impulsi nervosi e il metabolismo idrico generale dell’organismo.; contengono un principio attivo, la cinarina, che favorisce la diuresi e la secrezione biliare (per non di sperdere i benefici di tale sostanza è consigliabile mangiarli crudi); secondo recenti ricerche scientifiche, grazie ai polifenoli, contrastano l’azione ossidativa dei radicali liberi e interferiscono con i processi molecolari che inducono la trasformazione tumorale. Inoltre, hanno proprietà digestive e diuretiche grazie all’inulina, che abbassa i livelli di colesterolo cattivo e, nei diabetici, diminuisce i livelli di zucchero nel sangue.

CARCIOFONel cuore del carciofo è presente l’acido clorogenico, antiossidante, che previene le malattie arteriosclerotiche e cardiovascolari. In più, quest’ortaggio, contenendo molto ferro, è particolarmente indicato per gli anemici, mentre, grazie alle fibre, riduce l’accumulo di grassi da parte dell’intestino , oltre ad avere un’importante efficacia lassativa. Il carciofo contiene vitamina A e beta-carotene (che rigenerano le cellule e proteggono dall’azione nociva dei radicali liberi, aiutano la vista, riducono i rischi di vari tipi di tumore ecc.); vitamine del gruppo B (che aiutano il sistema nervoso, il funzionamento della pelle, dei capelli e del fegato; ma soprattutto convertono i carboidrati in glucosio, utilizzato dall’organismo per produrre energia e sono fondamentali per l’assorbimento dei lipidi); vitamina C (che aumenta le difese immunitarie, riduce lo stress e la stanchezza, è fondamentale per la formazione del collagene, rinforza i vasi sanguigni, la pelle, i muscoli e le ossa); grazie alla presenza di composti vitaminici, riducono la permeabilità e la fragilità dei vasi capillari e, in cosmesi, il loro succo svolge un’azione bioattivante, vivificante e tonificante per la pelle devitalizzata e foruncolosa. Nonostante le sue incredibili virtù benefiche, è da evitare in soggetti con calcoli biliari, poiché rischierebbe di alterare il quadro clinico, provocando forti e dolorose coliche e nelle donne in fase di allattamento, in quanto impedisce la secrezione lattea.

Caterina Lenti

MeteoWeb