Sono due figure “mitiche”, sono la principale essenza del carnevale termitano; parliamo di u Nannu ca Nanna, le tradizionali maschere di Termini Imerese. Costruite sul finire dell’ottocento arricchiscono una manifestazione che nella cittadina del palermitano ha origini ultrasecolari. I due “cimeli” sono di proprietà della famiglia La Rocca che ogni anno, come da tradizione, le mette a disposizione per la festa che ruota intorno a queste due magiche e per certi versi misteriose figure. Nelle scuole tra i bambini, nei tanti balli in maschera, durante i corsi mascherati, ne combinano veramente di tutti i colori. Vestono abiti eleganti, avendo frequentato i salotti bene della città; ma le loro origini sono popolari, e lo si nota dai loro atteggiamenti e dalla loro irriverente mimica. Il nannu rappresenta il carnevale  e solo lui muore al rogo alla fine della festa; a nanna, ovvero la quaresima, continuerà a vivere. Ma prima di morire il nannu ne canta quattro a chi gli capita a tiro dettando le sue ultime volontà alla ineffabile figura del Notaro Menzapinna che proprio in questo momento fa la sua fugace se pur  essenziale apparizione.