Storia della maschera siciliana di Peppe Nappa

  • Si tratta di una delle maschere siciliane di Carnevale più famose, che ha anche un inno tutto suo.
  • Il suo nome vuol dire letteralmente “Giuseppe toppa nei pantaloni”.
  • Scopriamo insieme qual’è la sua origine e perché è così amato.

La festa del Carnevale è tradizionalmente molto amata in Sicilia. Alcune delle maschere più famose hanno stretto un legame particolare con i territorio che le hanno create. Vengono celebrate come simboli di rinascita e gioia e, con i loro colori e le loro fattezze, fanno sorridere adulti e piccini. Una delle maschere siciliane di Carnevale più celebri è Peppe Nappa (chiamato anche Beppe Nappa). Deve il suo nome all’unione di due termini: “Peppe”, diminuitivo di Giuseppe, e “nappa”, cioè toppa dei pantaloni. Letteralmente, dunque, il suo nome potrebbe intendersi come “Giuseppe toppa nei pantaloni”. Sapete come è nata? Ve lo diciamo subito.

Chi ha inventato la maschera siciliana?

Questa maschera si è affermata in Sicilia nel XVI secolo, con la nascita della commedia dell’arte. Come molte altre famose maschere carnevalesche, deriva dalla tipizzazione di maschere del teatro comico romano. Fu adottata dalla città di Sciacca, negli anni Cinquanta, come maschera del suo antico Carnevale, per volere del senatore Giuseppe Molinari. Da allora viene rappresentato su un carro allegorico fuori concorso e apre la sfilata carnevalesca, diventando anche simbolicamente sindaco nei giorni dei festeggiamenti. Il destino del carro è, secondo anche una credenza pagana, il rogo di questi al centro della piazza intorno al popolo, che balla sulle note dell’inno e Peppi Nappa.

Le caratteristiche di Peppe Nappa sono ben precise: è beffardo, pigro, ma anche capace di insospettabili salti e danze acrobatiche. È anche goloso e la sua fame è insaziabile, quindi ama stare in cucina o ronzarvi intorno, annusandone i profumi: cibo e vino sono la sua passione. Spesso ricopre nelle trame il ruolo di servitore. Il costume tipico è composto da una casacca e da calzoni verdi, entrambi molto ampi e troppo lunghi. Indossa anche un cappellino di feltro bianco o verde, su una calotta bianca.

Inno del Peppi Nappa di Sciacca – testo di Vincenzo Licata

A tutti l’anni veni carnivali,
lu populu di Sciacca sa chi fa?
A la marina scinni a aspittari,
lu Re ritorna ‘nta la so città.
Ed eccu c’arriva,
cantannu e abballannu,
ridennu e scialannu,
lu nnippitinnà.
Eh Peppi Nnappa,
eh Peppi Nnappa,
chi nomu curiusu,
e chi nomu scialusu
chi nnippitinnà.
Eh Peppi Nnappa,
eh Peppi Nnappa,
lu cannalivari, lu vosi purtari
‘nta chista città!
Curriti picciotti,
chi Peppi arrivau
la nnappa purtau
‘nta chista città
Eh Peppi Nnappa,
eh Peppi Nnappa,
chi nomu scialusu,
chi nomu amurusu, chi felicità.
Chista è la festa cchiù disiata,
chi veni di lu mari finu ccà,
e Peppi Nnappa la vosi purtari,
pi renniri felici sta città.
E ogni saccensi,
cantannu e abballannu,
ridennu e scialannu, la festa ti fà.

Foto di EndrexSoftOpera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento

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