Le origini della carte da gioco siciliane

In Sicilia, non è Natale se non si gioca a carte. Dopo il pranzo del 25 dicembre, per “perdere del sano tempo” in famiglia, si prendono le carte da gioco siciliane e si inizia una sfilza di giochi su più tavoli che sfociano puntualmente nella classica e famosa “briscola“, “cinquecento” e ancora “Cavallo Re”, “Alta e Bassa“, “Asso piglia tuttu“, “Cuccu” e chissà quanti altri giochi che ormai la memoria siciliana ha dimenticato.

Le carte siciliane sono 40 e sono suddivise in 4 semi; nella tradizione del gioco delle carte, Sicilia e Napoli, si tengono strette per mano.

Le origini delle carte da gioco:

Le origini delle carte da gioco non si conoscono davvero. Sappiamo solo che già nel lontano X sec. dopo Cristo, in Cina (patria della carta) esisteva una forma primordiale di carta da gioco. Dobbiamo aspettare gli Arabi per vedere le carte da gioco anche in Sicilia; sono infatti loro che, dall’Oriente, hanno portato le carte da gioco in Europa.

Ad Instambul in Turchia vengono minuziosamente conservate – ancora oggi – le carte da gioco più antiche della storia, sono 56 fogli d’oro decorati con i 4 semi: Denari, spade, bastoni e coppe.

Tornando agli Arabi, quando questi invasero la Sicilia e più in generale il sud italia portarono con loro il culto delle carte da gioco che si diffusero in maniera permanente e minuziosa su tutto il territorio.

I simboli raffigurati nelle carte:

Sono simboli che fanno parte delle influenze del mondo e della società. Le carte siciliane sono il risultato di tutte le nostre dominazioni; così è possibile ammirare il Cavallo come segnale di lavoro dei campi e della terra e ancora il tondino del 5 d’oro che rappresenta la prosperità. Non dimentichiamo Garibaldi a Cavallo nel nove di mazze e tante altre curiosità che forse nessuno mai più ci racconterà.