Le Sciarrie delle Scopariote Palermitane e la Buca della Salvezza: se passate da via Alloro, nel cuore dell’antico quartiere arabo della Kalsa, tra Palazzo Abatellis e la Chiesa Santa Maria degli Angeli meglio conosciuta come Chiesa della Gancia, noterete sul prospetto laterale della Chiesa, una buca accompagnata da una lapide commemorativa: la “buca della salvezza”. Era il 1860 periodo del Risorgimento, quando da un movimento di rivoltosi palermitani partì un tentativo di sommossa dalla Chiesa della Gancia che però fu subito sedata dalle truppe borboniche: “la rivolta della Gancia”. Due dei ribelli, Filippo Patti e Gaspare Bivona sfuggiti alla cattura, si rifugiarono nella cripta della chiesa della Gancia e vi rimasero per ben 5 giorni patendo il freddo e la fame. Essendo allo stremo delle forze decisero di tentare la fuga dalla cripta malgrado la stretta sorveglianza delle guardie borboniche. La scelta di creare un varco nel muro che si affacciava sulla via Scopari, così denominata perché qui lavoravano coloro che realizzavano scope di vario tipo, gli salvò la vita poichè furono aiutati dalle donne del posto: “le scopariote” che accortesi di quanto stava accadendo ed avendoli riconosciuti, decisero di aiutare i due compatrioti. La via Scopari sempre piena di movimento di persone e di passaggio di carretti, camuffò il rumore delle martellate dei due ribelli e “le scopariote” inscenando una serie di “sciarrie”(litigi) per attirare l’attenzione delle guardie e farle allontanare dal punto del varco, diedero la possibilità a Patti e Bivona di uscire e fuggire nascosti dentro un carretto. Le donne della Kalsa, “le scopariote”, erano famose per il loro irruente carattere e per le furiose “sciarrie” tra vicine di casa, ma è proprio grazie al loro temperamento ed al generoso ingegno, che salvarono i due compatrioti, conquistandosi meritatamente un posticino nella storia del Risorgimento Siciliano.