0303030303Quando i siciliani dicono che sia l'Italia e la politica di Roma a volerci poveri perchè al nord possano esserci i ricchi, ci ridono in faccia e tacciano di complottismo, vittimismo e fatalismo.
Poi però leggi il giornale e scopri che l'Eni, dopo aver regalato benessere e prosperità agli abitanti di Gela e a tutta la Sicilia (lo dico con una “leggerissima nota di sarcasmo”) vorrebbe lasciare l'isola e trasferire l'attività di raffinazione del petrolio nel Nord Italia.

 

Praticamente ciuccierebbero via il petrolio, ci distruggerebbero le spiagge e le riserve naturali e poi lo lavorerebbero direttamente a “casa loro”, creando occupazione e facendo emigrare migliaia di poveri terroni nel paese del ce-lo-abbiamo-duro.

Sulla questione è intervenuto direttamente il presidente della Regione, Rosario Crocetta, in un’intervista al Giornale di Sicilia.

 

Egli dice espressamente: “Fosse stato per me la raffineria di Gela non l’avrei mai fatta costruire. Ero bambino e prima che la realizzassero c’era una delle più belle spiagge del Mediterraneo. Ora è un’area avvelenata. Ecco perché dico che l’Eni non se ne può andare e se pensa di farlo pagherà un conto salatissimo.. Che cosa pensa di fare? Lasciarci migliaia di disoccupati e un sito devastato dove la vita, forse, tornerà fra cento anni?” … “l’Eni si sta comportando in maniera veramente scorretta. Nessuna comunicazione ufficiale ne’ a me e nemmeno ai sindacati locali. Soltanto un annuncio alle segreterie nazionali specificando l’interruzione dell’investimento da 700 milioni per lo sviluppo produttivo e la bonifica ambientale. Tenga conto che quel piano risale al 2009 e fui personalmente coinvolto come sindaco di Gela”.

 

Questo è ciò che ci spetta per esserci sempre accontentati delle briciole. Per aver preferito l'uovo oggi. Per aver voltato le spalle al merito ed aver stretto la mano all'ignoranza e all'analfabetismo (Catania è la città (tra quelle con più di 250.000 abitanti) con la più alta percentuale di analfabeti d'Italia ed è seguita da Palermo e Bari).

 

Mai e poi mai potrò capire questi sì concessi alle industrie a discapito della salute di tutti noi.

Mai e poi mai potrò capire questo gioco del nascondersi dietro parole come LAVORO, OCCUPAZIONE, PIL, etc.

Crocetta è fin troppo morbido nel definire l'alternativa proposta da Eni come “una miseria. Un impianto per la produzione di bio-carburanti che, nella migliore delle ipotesi, occuperà  duecento persone con un investimento da duecentomila euro. Siamo veramente al ridicolo. Vorrebbero un’altra Termini Imerese con lo stesso giochetto, del tipo: intanto chiudiamo, poi vi promettiamo un mondo di benessere, di biologia, coi biocarburanti, che non arriverà mai. Se l’Eni ama l’ambiente, come dice, proceda subito al risanamento del suolo e del sottosuolo, delle acque, e bonifichi interi territori da riconvertire economicamente” … “In Sicilia viene prodotto il 70% di tutto il petrolio italiano – sottolinea il presidente della Regione. Con i permessi che ho accordato, tirandomi addosso infinite proteste, salirà al 90%. Perché deve essere raffinato in Lombardia a 1.500 km di distanza e non a bocca di pozzo?” … “è in corso un nuovo scontro tra Nord e Sud. In Lombardia le fabbriche vengono salvate, in Sicilia chiudono. L’Eni ha sbagliato gli investimenti a Sannazzaro (nord Italia, ndr) e, per non riconoscere l’errore, vuole chiudere Gela sostenendo che il problema è qui”.

 

Benino il governatore quando dice: “Intanto revocheremo i permessi di esplorazione. Li rimettiamo all’asta e nel bando mettiamo come clausola vincolante che il greggio deve essere lavorato in Sicilia. Inoltre l’Eni se va via dovra’ prepararsi perche’ inonderemo i tribunali di ricorsi per i disastri ambientali provocati dalla raffineria nell’ultimo mezzo secolo” …. “Non voglio arrivare allo scontro se non come soluzione estrema”. Crocetta propone che “la scomparsa delle vecchie attivita’ proceda di pari passo con i nuovi investimenti per tenere inalterati i saldi occupazionali ed evitare una Termini bis. In settimana vedro’ il ministro Guidi. Chiederò al governo di intervenire considerando che l’Eni è ancora un gruppo a maggioranza pubblica. Il settore energetico, complessivamente, vale il 7% del Pil siciliano. Non posso accettare che venga distrutto”.

Crocetta, lasci che terminino il petrolio di altri paesi.
Non siamo il terzo mondo!
Perchè dovremmo concedere permessi e trivellazioni quando poi i nostri pescatori si vedono fregare il pesce dal sotto il naso? Basta con il petrolio e la benzina. Abbiamo mari abbandonati a se stessi e terre vuote e aride. Basta un attimo. Ci occorre solo il coraggio di guardare lungo un'altra direzione e fare il primo passo. Ma è un passo che devono fare i cittadini per primi.

Autore | Viola Dante » seguimi su facebook ♥

Approfondimento » http://www.rutellipa.it/comenius/brno/Comenius_2_ita.pdf