Hanno mangiato gratis, a pranzo e a cena, per più di tre anni alla mensa dell'ospedale (dove un pasto costa solo 2 euro). Tre infermieri del Buccheri La Ferla di Palermo sono stati licenziati dopo che quanto facevano è venuto fuori: strisciando vecchi tesserini magnetici disattivati pensavano che nessuno se ne sarebbe accorto. Invece è arrivato il licenziamento per giusta causa, come riportato da Repubblica: «Abbiamo accertato che almeno dal 2013, ma probabilmente ancora da prima, i tre dipendenti utilizzavano badge disattivati per accedere alla mensa», conferma Giovanni Vrenna, direttore degli affari generali dell’Ordine ospedaliero San Giovanni di Dio Fatebenefratelli proprietario del Buccheri La Ferla che aggiunge: «E’ venuto meno il rapporto di fiducia e lealtà fra l’azienda e questi tre infermieri. L’azienda ha reputato di non denunciare la frode all’autorità giudiziaria, ma il nostro rapporto con loro si chiude qui».

Per frodare il sistema utilizzavano i vecchi tesserini disattivati, che continuavano ad essere accettati dal lettore ottico della mensa, rilasciando lo scontrino valido per un pasto. Il sistema utilizzato dall'ospedale prevede che il 50% del pasto sia pagato dall'azienda, l'altra metà a carico del dipendente, e venga detratta dallo stipendio. Ogni volta che un medico o un infermiere striscia il tesserino, dunque, il computer registra il pasto e addebita due euro.

«Nel caso dei tre dipendenti licenziati invece quei due euro non venivano addebitati a nessuno – fanno sapere dal Buccheri La Ferla – Prima di arrivare al licenziamento abbiamo fatto mille controlli, ma le responsabilità erano evidenti e inequivocabili. Non solo i nostri sistemi sono riusciti a certificare solo gli ultimi tre anni di frode, ma è probabile che gli anni siano molti di più».

Si stima che la frode sia di oltre 10 mila euro. «Risultavano utenti sconosciuti, non collegati a nessun dipendente – aggiunge Giovanni Vrenna – Siamo riusciti a risalire ai responsabili perché i tre infermieri utilizzavano tesserini che in passato erano collegati proprio ai loro profili». «Uno di loro ha già impugnato il licenziamento dicendo che si è trattato di un errore inconsapevole – racconta Vrenna – Ma la giustificazione non sta in piedi, come è possibile che lo stesso infermiere timbri l’entrata e l’uscita dall’ospedale con il tesserino regolare, mentre per la mensa utilizzi sempre quello disattivato, che per altro doveva restituire immediatamente?».