01L’agricoltura siciliana è in crisi. Ma c’è la possibilità di andare oltre il buio di mezzanotte. Basta lasciar fare ai tecnici del governo regionale di Rosario Crocetta. Del resto, non è forse il governo che ha sbaraccato il fondo di rotazione da 2 milioni di euro che sosteneva agricoltori e artigiani? Sulla scorta di questo grande provvedimento sono in arrivo tante ‘novità’ per questo settore. Una migliore dell’altra. Riforme epocali. O quasi. Tutte iniziative ‘intelligenti’ a cura di chi questo mondo lo conosce bene (si fa per dire, ovviamente).

Risolveranno finalmente il problema del grano con le micotissine che arriva in Sicilia? No, questo tema non verrà toccato. Realizzeranno finalmente le piattaforme per la commercializzazione dei prodotti agricoli, a cominciare da Pachino? Sapete, il pomodorino di Pachino e il datterino di Porto Palo di Pachino o se lo prendono per quattro soldi le cooperative del luogo (indovinate a chi fanno capo?), o se lo portano nel Centro Italia dove viene impacchettato per essere venduto a un prezzo venti volte superiore a quello pagato ai produttori siciliani. Il Governo regionale, finalmente, affronterà questo tema? Per ora no.

Si farà finalmente un nuovo Piano agrumi, visto che da decenni non se ne vede uno? No, nemmeno questo. Si occuperanno dell’orticoltura di pieno campo della Sicilia? Ancora no. Affronteranno il problema del vino invenduto invece di continuare a foraggiare le solite famiglie enologiche in salsa sicula? Nemmeno questo è previsto. Rilanceranno la frutticoltura estiva siciliana, massacrata da un’Unione europea di ‘banditi’ che lascia entrare nella Comunità frutta estiva carica di veleni? No. Si porrà fine alla truffa delle pesche che arrivano da chissà dove spacciate per pesche di Bivona e vendute in tutti gli angoli della Sicilia? Di nuovo no.

Abbiamo capito: sveleranno finalmente il mistero del passito di Pantelleria, dove nessuno ha mai calcolato quanto vino si può produrre con meno di 900 ettari di zibibbo in coltivazione? La Regione finalmente renderà pubblica la proporzione tra ettari di vigneti di Pantelleria e numero di bottiglie, ‘sgamando’ le truffe? I tecnici dell’assessorato accerteranno, questa volta per davvero, come fece un enologo non siciliano nel 1996, se lo zibibbo viene essiccato al sole e non dentro i forni? Verrà finalmente smentita la voce in base alla quale l’uva Italia val bene il passito? No, nemmeno questo.

Abbiamo capito: l’attuale assessore regionale all’Agricoltura, avvocato Nino Caleca, ci dirà come sono stati spesi – perché per l’80 per cento sono stati – i 2,1 miliardi di euro del Psr, sigla che sta per Piano di sviluppo rurale (leggere fondi europei). Magari scopriremo se è vero ciò che ci dice in giro? E cioè che i fondi per l’agriturismo e gli stessi fondi Psr sono finiti, anche, a parenti e amici di politici e dirigenti regionali? Chissà.

Per ora ci dobbiamo accontentare di altre ‘riforme’. Quali? Tagli, tagli e ancora tagli. Hanno scoperto che alcuni uffici dell’assessorato e dell’Esa (Ente di sviluppo agricolo) fanno le stesse cose. In realtà, non fanno le stesse cose, non sono doppioni, come qualcuno ha detto all’assessore Caleca, che in questo caso è stato solo male informato.

Parliamo dell’assistenza tecnica agli agricoltori che ha trovato piena attuazione nei primi anni ’80, quando l’assessorato all’Agricoltura era gestito non da personaggi inventati e scadenti sotto tutti i punti di vista (soprattutto dal punto di vista tecnico), ma da dirigenti di alto livello: i Gramignani, i Vaiana, i Rossino, per citare solo alcuni nomi. Questi uffici che l’assessore mal consigliato Caleca vuole tagliare non sono doppioni, ma uffici che hanno sempre operato in territori diversi.

Così come non sono inutili i Consorzi di Bonifica: inutili, molto inutili, sono quei politici da quattro soldi che li hanno riempiti di personale precario in cambio di voti, senza nemmeno pensare di riformare strutture importanti che avrebbero dovuto solo essere rivisitate in chiave più democratica.

Forse sarebbero da rivedere gli enti che operano in agricoltura. Ma non con la logica dei tagli comunque e in ogni dunque. La verità è che questo presidente della Regione siciliana è inadeguato in tutto e per tutto. Si è fatto togliere i soldi da Roma. Il solo Governo Renzi, nel 2014, ha tolto dal Bilancio regionale un miliardo e 350 milioni di euro. Più il taglio di un miliardo e 200 milioni di euro dei fondi Pac, sigla che sta per Piano di azione e coesione.

Crocetta non è solo inadeguato: è anche gabbato. Perché dopo aver sacrificato la Regione siciliana nel nome del Pd di Renzi, è stato lasciato solo a gestire una Regione senza soldi. Così, invece di chiedere a Roma i soldi che ha scippato alla Sicilia, Crocetta dà disposizione ai suoi assessori di tagliare tutto. Tagli alla formazione professionale, tagli ai Comuni (quasi tutti con bilanci in ‘rosso’), tagli alle Province, tagli ai Consorzi universitari, tagli alle attività produttive, tagli ai lavori pubblici e, quindi, tagli all’agricoltura.

Lo possiamo ben dire: con Crocetta che cala la testa al governo Renzi la Regione siciliana è tecnicamente fallita. Uno di questi settori che pagherà il conto di tale fallimento, che è culturale prima che economico, è l’agricoltura siciliana. Destinata a scomparire.  

Giulio Ambrosetti