Manfredi Borsellino, chi è il figlio del giudice Paolo Borsellino. Biografia e carriera: quanti anni ha, quanti anni aveva quando è avvenuta la strage di via D’Amelio. Che lavoro fa.

Manfredi Borsellino

Manfredi Borsellino nasce nel 1971, quindi ha 51 anni. È il secondogenito del giudice Paolo Borsellino e della moglie Agnese Piraino Leto, che si sono sposati nel 1968. Ha una sorella maggiore, Lucia Borsellino, e una sorella minore, Fiammetta. Quando il padre Paolo muore nella strage di via D’Amelio, ha 21 anni. Studia presso la Facoltà di Giurisprudenza.

Dopo aver gestito, per 11 anni, il Commissariato di Polizia di Cefalù, entra in servizio al Commissariato “Mondello” di Palermo. In occasione del nuovo incarico, sceglie proprio la data del 23 maggio (ricorrenza della strage di Capaci), per una missiva rivolta a chi lo ha ospitato e coloro con i quali ha collaborato.

Carriera e lavoro

“Mi permetto di rivolgermi a voi così, perché lungo tutti questi anni che ho avuto l’onore di servire lo Stato nel vostro territorio mi sono sentito anche io cefaludese, o meglio cefalutano, e in qualche maniera adottato dalla vostra comunità”, si legge.

E, ancora: “Questa lettera che vi rivolgo non vuole essere un commiato, né tanto meno mi interessa fare un bilancio dell’attività svolta lungo questo decennio. Vuole essere molto più semplicemente un atto d’amore verso un territorio, e le persone che vi abitano, che ho adottato e da cui mi sono fatto adottare, che ho scoperto e apprezzato, e che, nei limiti delle mie capacità, mi sono sforzato ogni giorno di preservare e difendere” spiega ancora Manfredi Borsellino.

Per il figlio del giudice Paolo Borsellino, è un ritorno a Palermo, dove ha già prestato servizio alla polizia postale, ai commissariati Oreto e Zisa. Come il padre, dunque, sceglie di servire lo Stato.

“Credo nei valori della giustizia”

“Mio padre è stato magistrato, mio nonno materno è stato magistrato, mio bisnonno è stato un giudice militare: una certa aria di giustizia e di legge l’ho respirata fin da bambino”, spiega Borsellino in una intervista rilasciata qualche tempo fa.

Dalle pagine di cortocircuito.re.it, racconta: “Ho voluto continuare questa strada familiare, anche se con un incarico diverso, poiché credo tantissimo nei valori della giustizia e dell’onestà“.

Amo a dismisura la mia terra e la città in cui vivo, ho il dovere di fare di tutto per cambiarla in meglio. Indubbiamente la scelta del lavoro è stato influenzata anche dal fatto che mio padre era quasi sempre circondato da poliziotti di scorta o da carabinieri o finanzieri che lo aiutavano nell’attività investigativa, per cui sono sempre stato attratto dal lavoro svolto da questi validissimi collaboratori di mio padre”.

In merito alla morte del padre Paolo, Manfredi Borsellino rivela: “Credo che si potesse evitare. Si sapeva che la prossima vittima designata, dopo l’attentato a Giovanni Falcone, era mio padre. Quindi lo Stato era nelle condizioni di salvare mio padre, costringendolo o indulgendolo ad allontanarsi da Palermo con la famiglia in quei giorni drammatici successivi la strage di Capaci. Invece non arrivò nessun segnale da parte del Governo di allora”.

Quindi conclude: “È mia personale convinzione che se mio padre fosse stato costretto, anche contro la sua volontà, ad allontanarsi da Palermo per raggiungere una località segreta, determinati scenari sarebbero mutati velocemente e mio padre probabilmente non sarebbe stato assassinato. Però purtroppo con i se non si può cambiare il corso della storia”.

Foto: BlogSicilia.it.

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