Il museo Salinas di Palermo è tra i 10 musei archeologici più belli del mondo. A dirlo è la classifica stilata da Style/Corriere della Sera, che raccoglie molti nomi illustri, come il Pergamonmuseum di Berlino, il British Museum di Londra, il Museo dell’Acropoli di Atene e il Museo Archeologico di Napoli.

Il Museo archeologico regionale “Antonio Salinas” ha sede a Palermo e possiede una delle più ricche collezioni archeologiche d’Italia, testimonianze della storia siciliana in tutte le sue fasi che vanno dalla preistoria al medioevo. Al suo interno ci sono i reperti e manufatti dei popoli che hanno determinato la storia dell’isola: fenici, punici, greci, romani e bizantini, ma anche manufatti di altri popoli come gli Egizi e gli Etruschi.

Il Museo Salinas di Palermo

Il museo offre una sezione dedicata ai reperti rinvenuti durante gli scavi subacquei: materiali che facevano parte del carico delle navi, ancore di pietra, ceppi di piombo, lucerne, anfore ed iscrizioni che vanno dalla cultura dei Punici a quella dei Romani.

Alla sezione fenicio-punica appartengono due grandi sarcofagi antropomorfi del V secolo a.C., provenienti dalla necropoli di Pizzo Cannita (Misilmeri); vi sono anche sculture di divinità fenicie e stele votive da Mozia e da Lilibeo, insieme a vasellame vitreo proveniente dall’insediamento di Monte Porcara e ad una splendida serie di edicole dipinte recanti il segno di Tanit e il caduceo.

Nella sezione archeologica di Selinunte, situata nella parte orientale dell’edificio, sono dedicate alcune sale ai templi e alle loro numerose metope con rilievi mitologici (Templi C, Y, E ed F), sculture d’età arcaica e classica, la Tavola Selinuntina che celebra la ricchezza della città, le stele gemine del santuario di Zeus Meilichios.

Nell’agorà con copertura a vetro sono custodite le 12 gronde leonine del lato settentrionale e le 5 del lato meridionale del tempio di Himera, risalente al 480 a.C. costruito per festeggiare la vittoria dei greci contro i cartaginesi. Una delle gronde conserva ancora tracce di colore della pittura originaria. Lo spazio ospita inoltre la ricomposizione, ricavata dai disegni del 1926 dell’archeologo Ettore Gabrici, del frontone con Gorgone del tempio C di Selinunte (il più grande gorgonèion dell’architettura greca esistente).

Altre sale raccolgono oggetti e sculture provenienti da Solunto, Megara Hyblaea, Tindari, Camarina ed Agrigento. Tra le opere di maggior rilievo artistico segnaliamo il grande Ariete di bronzo del III secolo a.C. proveniente da Siracusa, l’Eracle che abbatte la cerva, copia romana da un originale di Lisippo, ed infine una copia romana in marmo del Satiro versante di Prassitele. L’epoca romana è, invece, documentata da una collezione di sculture e da mosaici staccati dalle ville di Piazza Vittoria a Palermo, nei cui pressi era certamente collocato il foro della città romana.

Le culture preistoriche presenti nelle grotte del territorio palermitano hanno avuto spazio nel secondo piano del museo.

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