Lucio, il fidanzato reo confesso per l'omicidio di Noemi Durini, ha raccontato freddamente in un interrogatorio il terribile delitto. Il filmato è stato trasmesso da "Quarto Grado". "Ho saputo che Noemi Durini insieme a Fausto Nicolì aveva deciso di prendere una pistola. Volevano togliere di mezzo mio padre e mia madre in modo tale che io dovevo vivere la vita normalissima con Noemi. Però io gli ho spiegato a Noemi che se ci teneva a me, visto che io ci tengo ai miei genitori, non voglio ammazzare i miei genitori, gli avevo detto di aspettare che io facevo 18 anni e ce ne andavamo per i fatti nostri", racconta il ragazzo.

"Quella notte ci siamo incontrati perché lei ha detto 'Vienimi a prendere così andiamo e ammazziamo i genitori tuoi'. Mi aveva fatto quasi del tutto il lavaggio del cervello, perché io ero attratto da lei, ero innamorato di lei, non volevo perderla. Io non volevo, io volevo farla ragionare. Al che non ho preso la strada di casa mia. Lei aveva il coltello in mano, come se mi minacciava anche a me: 'dobbiamo andare ad ammazzarli'. Siamo scesi dalla macchina, lei ha cominciato ha gridare 'No, noi dobbiamo ammazzarli, noi dobbiamo ammazzarli', e come ha fatto nel passato, che prendeva comando su di me, ha cominciato a spingermi e a graffiarmi, a fare cose così e io da là non ci ho visto più", prosegue Lucio.

CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO DELL'INTERROGATORIO

"È successo che sono andato di dietro e le ho infilzato il coltello in testa e poi con delle pietre le ho frantumato la testa. L'ho lasciata stesa e ho meso delle pietre sopra solo. Sopra di lei. Però in quel momento non capivo niente. So di averla colpita alla nuca, ma non so in quale punto. Poi si è spezzata la lama dentro, io mi sono ritrovato il manico in mano e me lo sono messo in tasca. L'ho colpita con la pietra un paio di volte", va avanti il giovane.

Il ragazzo a questo punto nasconde il cadavere e scappa: "L'ho trascinata dove ho visto che c'era un muretto crollato, l'ho messa di fianco, le pietre le ho prese e l'ho coperta. Ero talmente agitato che sono corso in macchina. Non mi ricordo neanche il luogo dov'era Castrignano talmente tanto che ero agitato. Tremavo così… mi sono fatto una sigaretta, mi sono tolto la maglietta. Ero in aperta campagna, non stavo nel paese, mi sono tolto la maglietta, ho messo il manico dentro, ne ho fatto una palla, ho fatto una buca nella terra, ho messo dentro e ho chiuso".