01Fanpage http://goo.gl/PnEgmx Museo Salinas di Palermo

Tra i reperti rinati a nuova vita grazie agli interventi di restauro in corso sulle opere selezionate per il nuovo allestimento vi è una vasca da bagno di terracotta di bizzarro design, acquistata per il Museo il 19 giugno del 1916 per 300 lire (se ne conserva la ricevuta di pagamento tra i documenti del fondo archivistico).
La vicenda dell’acquisto è raccontata da Ettore Gabrici, direttore dell’istituto in quegli anni, che riferisce di avere avuto mostrati alcuni frammenti decorati da rilievi plastici da un antiquario di Girgenti cui li aveva venduti un contadino del luogo. Appreso che i frammenti in origine erano molti di più, poiché l’antiquario aveva scelto soltanto quelli con le decorazioni lasciando che gli altri venissero usati come riempimento nella costruzione di una strada pubblica di Girgenti, ed essendosi reso conto dell’importanza del reperto, Gabrici chiese l’intervento delle autorità municipali e ottenne l’autorizzazione a scavare per recuperare i frammenti riseppelliti sotto la strada. 
Recuperato il recuperabile, ma perduta la speranza di individuare con esattezza il luogo del primo rinvenimento, la vasca fu ricomposta quasi per intero e si mostrò nella sua originale fattura.
La forma richiama la carena di un’imbarcazione, le quattro prese laterali hanno la forma di delfini e di maschere femminili, sull’estremità anteriore una maschera di sileno e piccole maschere di Medusa lungo i bordi; ma a “personalizzare” inconfondibilmente il manufatto sono i piedi, calzati da sandali, modellati a tutto tondo sulla copertura decorata da un volto femminile ad altorilievo.
Il restauro attuale ha consentito la lettura di dettagli e particolari relativi alla tecnica di realizzazione e al trattamento delle superfici e la rimozione di una spessa patina nera, formatasi a causa di trattamenti eseguiti in passato, restituendo alla vasca all’antico splendore.
In assenza di dati desumibili dal contesto di rinvenimento, il Gabrici datò il reperto, sulla base dell’analisi stilistica e dei confronti con esemplari di Priene del tipo definito “a pantofola”, al II sec. a. C.

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