011Ha solo 32 anni ma è il nonno più giovane d’Italia. Il record spetta a Salvatore Pizzo di Belmonte Mezzagno, un comune in provincia di Palermo.

Italia, paese di poeti, santi, navigatori e anche di ultracentenari. Ma a Belmonte Mezzagno, una cittadina in provincia di Palermo, non sarà così, almeno per un bel po’. Il nonno più giovane d’Italia ha infatti 32 anni; Salvatore Pizzo, impiegato di Trenitalia, di gravidanze in giovane età ne sa qualcosa, perché a sua volta è stato padre di sua figlia Giorgia quando di anni ne aveva solo 17.

Salvatore scavalca tutti i record e sbaraglia la concorrenza: lo scorso anno era infatti un sanremese il nonno più giovane d’Italia; con i suoi 33 anni, Renato Ventre aveva accolto Angela, prima figlia di Désirée, di soli 15 anni.
Ma la palma dei baby-nonni la detiene in Europa la vecchia Inghilterra. Ha infatti 29 anni il britannico che è stato intervistato dai microfoni del “Daily Mail” nel 2011, arrabbiato perché sua figlia, di soli 14 anni, aveva dato alla luce una bambina prima di terminare la scuola dell’obbligo.

L’uomo ha strappato il primato a Giulia Elia, napoletana di Santa Lucia, che solo l’anno prima era diventata nonna a seguito della nascita della figlia di sua nipote, di 14 anni.
Una gioia che ha contagiato tutti, sia le famiglie coinvolte che gli abitanti delle aree (da Sanremo a Palermo, fino a Napoli) in cui la notizia ha fatto il giro, più veloce del vento.

Ora, la giovane mamma non sa quello che le aspetta.
Anche Giorgia, della provincia di Palermo, dovrà dedicare tutto il suo tempo a crescere sua figlia Sharon; un lavoro oneroso per una ragazza così giovane, che ha la fortuna di contare sul sostegno di tutta, ma proprio tutta la famiglia. Sì perché se la matematica non ci inganna, i bisnonni avranno giusto poco più o poco meno di 50-60 anni, un’età ideale per essere bisnonni e non sentirlo.

Tre generazioni a confronto, cinque persone nello spazio di all’incirca un trentennio.
Non vogliamo che questa occasione di gioia diventi un modo come un altro per parlare di contraccezioni o di scarsa informazione, forse invece una notizia del genere potrebbe essere un modo per vedere la situazione da un’altra prospettiva.

Nel 1933, la letteratura medica venne a conoscenza di Lina Vanessa Medina Vásquez, una bimba di 5 anni di origine peruviane che diede alla luce la sua prima figlia. Un caso più unico che raro. Lina è infatti stata la prima e unica mamma più giovane al mondo; il menarca, ovvero la prima mestruazione, fece la sua comparsa a 8 mesi dalla nascita, e il seno iniziò a svilupparsi già a 4 anni. Un corpo già pronto, quello di Lina, che diede vita a un neonato sano di 2,7 chilogrammi.

Le gravidanze in giovane età sono un fenomeno sempre più crescente, e spesso e volentieri rappresentano un modo come un altro per uscire da una situazione famigliare tesa e drammatica; una gravidanza precoce è sicuramente problematica per una giovane ragazza, non solo dal punto di vista sociale e psicologico, ma anche dal punto di vista medico.

Maggiori sono infatti i rischi che il bambino possa soffrirne, stesso discorso anche per la madre; è infatti al di sotto dei vent’anni che si registra il più alto tasso di mortalità, sia neonatale che della puerpera, ma i rischi sono legati anche alla prima infanzia del bambino.
Rischi che vanno assottigliandosi con l’aumentare dell’età e che vanno aumentando, di nuovo, quando questa riassume le caratteristiche di una parabola discendente, e che ci portano dunque a raggiungere un’altra questione, di cui si parla tanto e spesso: le gravidanze tardive.

Quelle portate avanti cioè da donne con più di 35 anni, e in particolar modo nella fascia 40-45 e oltre.
Ironia della sorte, è solo di pochi giorni fa la notizia che una donna di 40 anni di Pescara, è diventata mamma per la seconda volta, rimanendo incinta di ben tre gemelli, ma forse tra gli esempi più illustri ricordiamo sicuramente Carmen Russo e Gianna Nannini, 53 anni l’una, 54 anni l’altra.
E mentre la scienza fa passi da gigante in ogni settore, in campo medico una mamma cinquantenne viene ancora definita in gergo una ‘puerpera attempata’; un dolore, per le molte donne che hanno dovuto o preferito attendere.

Un’età media più alta significa anche un rischio maggiore di incappare in aborti spontanei e malformazioni del feto; a cinquant’anni infatti, una donna è fertile solo per un 3%; ma spesso un’età superiore rispetto alla media, rende la gravidanza un’esperienza più piena e decisamente più consapevole di quanto non lo sarebbe in precedenza, questo a detta delle molte mamme che lo sono diventate.

Autore | Enrica Bartalotta