Secondo il collegio di esperti nominato dal Gup di Catania Loredana Pezzino, Luca Priolo è capace di intendere e di volere. Si celebra a Catania il processo col rito abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica nei confronti dell'uomo, che il 6 ottobre del 2015 ha ucciso con 42 coltellate la sua ex convivente, Giordana Di Stefano, dalla quale aveva avuto una bambina. Nell’imputato «non si ravvisano elementi di piscopatologia che possono avere scemato la sua capacità di intendere o di volere, né prima, né durante, né dopo l'evento delittuoso». Inoltre «mostra la capacità di partecipare coscientemente al processo» e «non ha una pericolosità sociale connessa a patologia psichiatrica».

Per i periti, «nel Priolo si sarebbe attivata una rabbia narcisistica» per «eliminare l’oggetto che osava minacciarlo e che l’aveva umiliato nella sua immagine di uomo». E per il collegio «non ha un disturbo della personalità». Per quanto riguarda l'ipotesi di assenza di volontà di pochi minuti durante l’omicidio i periti scrivono: «non c'è stato in quel momento né un obnubilamento della coscienza, né un deficit di memoria».

Priolo, che ha confessato il delitto, dopo l'omicidio era fuggito, riuscendo ad arrivare a Milano, dove però era stato arrestato. Il 26enne è difeso dall'avvocato Dario Riccioli, che continua a «negare la premeditazione», ribadendo che il movente è da collegare a «un raptus del momento» dovuto alla «volontà di lei di non revocare la denuncia per stalking» nei suoi confronti. Prossima udienza il 9 maggio.