PALERMO – Vincenzo Pio Trapani, medico 60enne dell'ospedale Civico aggredito da un paziente arrivato al pronto soccorso perché coinvolto in un incidente stradale, lo dice chiaro e tondo: il rapporto tra medico e paziente non può "continuare a essere così ostile". Dopo le prime cure doveva essere trasferito nel reparto di Chirurgia plastica, ma avrebbe ritenuto i tempi d'attesa troppo lunghi.

"Gli avevo appena detto che l'ambulanza stava arrivando, ma è andato su tutte le furie e mi ha afferrato le mani, poi il collo. A quel punto mi ha colpito in faccia, riducendo in frantumi i miei occhiali. Ho riportato danni alla retina, la prognosi espressa è di tredici giorni. Quello che fa più male è sapere che non si può più lavorare bene, perché il rapporto di fiducia con i pazienti sembra ormai essere svanito nel nulla", dichiarata Trapani a "LiveSicilia".

"Chi arriva al triage è spesso prevenuto e ha un approccio violento con noi. Lavoro da trentasette anni al pronto soccorso e non mi era mai accaduta una cosa simile. Nonostante l'aggressione continuerò a fare il mio lavoro, come sempre. Non possiamo difenderci dai pazienti, si tratta di un problema sociale, di un imbarbarimento generale. I medici vengono visti come persone con cui creare conflitti e questo colpisce in fondo al cuore", prosegue il medico.

Massimo Geraci, direttore del pronto soccorso del Civico, afferma: "Quello che è nuovamente accaduto è frutto della situazione insostenibile nella quale lavoriamo. Ci sono problemi che devono essere risolti, perché siamo in un momento di forte rischio che prescinde dalla capacità del personale ospedaliero nel gestire questi eventi: l'escalation è incontrollabile in seguito al sovraffollamento, determinato soltanto in minima parte al picco influenzale di queste settimane. La situazione in pronto soccorso è infatti critica in tutti i periodi dell'anno".