Pane e olio come antidoto contro la tristezza. A sostenerlo è lo chef Massimiliano Alajmo, tre stelle Michelin. "È un invito a tornare alla semplicità e alla convivialità. Con il pane tante volte si sono abbandonati i grandi formati per scegliere i formati egoistici, le monoporzioni. Io voglio tornare al pane da spezzare a tavola, un pane da condividire e da toccare con le mani. Un filo di buon extravergine sul pane poi è un modo per riappropriarsi della verità nascosta delle cose, grazie alla sua penetrazione multisensoriale nel gusto", dice Alajmo.

Per lo chef padovano "anche nella cucina dove si fa sperimentazione occorre recuperare la storicità per guardare con serenità al futuro". Del resto, come osservato dalla scrittrice americana Faith Heller Willinger ora residente in Toscana "nei ristoranti italiani il pane spesso non è più buono, ma chi, come i fratelli Alajmo, lavora grani antichi e il lievito madre per portare a tavola un cestino del pane di alta qualità, fa una cucina che rispetta il territorio ma che sa guardare al mondo. Così come fa l'olio che è il wasabi toscano".