Precipitazioni più che raddoppiate a settembre, con la caduta di ben il 127% in più di pioggia rispetto alla media del periodo, dopo una estate ed una primavera all'insegna della siccità. È quanto afferma la Coldiretti in occasione dell'ultima ondata di maltempo che con nubifragi e grandine ha provocato danni a macchia di leopardo nelle campagne, sulla base dei dati Ucea relativi alla prima decade. Il maltempo – aggiunge la Coldiretti – si è abbattuto violentemente sui terreni resi aridi da una estate calda e siccitosa con la caduta in Italia del 41% in meno di pioggia ma in alcune regioni come la Toscana il deficit idrico è stato addirittura del 57% rispetto alla media.

L'andamento climatico dell’estate 2017 è stato anomalo e conquista il posto d'onore per il caldo, con una temperatura superiore di 2,48 gradi alla media. Siamo di fronte – sostiene Coldiretti – al moltiplicarsi di eventi estremi per la tropicalizzazione del clima con l'alternarsi di caldo anomalo, siccità, grandinate, precipitazioni violente e bombe d’acqua che il terreno non riesce più ad assorbire per colpa del consumo di suolo. Si tratta degli effetti di un modello di sviluppo sbagliato che – sottolinea la Coldiretti – ha provocato un irresponsabile scomparsa di oltre un quarto della terra coltivata (-28%) negli ultimi 25 anni in Italia dove sono rimasti appena 12,8 milioni di ettari superficie agricola utilizzata.

L'Italia affoga – denuncia la Coldiretti – perché la superficie agricola e forestale ha raggiunto il minimo storico per colpa della cementificazione e dell’abbandono che ha reso l’Italia più debole rispetto al rischio alluvioni e frane ed esponendo tutto il territorio, a partire dalle città, alle conseguenze devastanti dei cambiamenti climatici. Non si tratta dunque – precisa Coldiretti – solo un problema di tombini ostruiti, ma della mancanza di un serio piano di gestione complessiva del territorio nazionale dove in un anno sono stati consumati sui 3 metri quadrati di suolo al secondo, cancellando, al 2016, 23mila chilometri quadrati (pari alla dimensione di Campania, Molise e Liguria messe insieme), il 7,6% del territorio nazionale, secondo l’Ispra.

Il risultato – conclude la Coldiretti – è che supera i 7 milioni il numero degli abitanti residenti in aree a rischio frane e alluvioni (12% del totale), dei quali oltre 1 milione vive in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata e quasi 6 milioni vivono in zone alluvionabili classificate a pericolosità idraulica media.