Ratto di ProserpinaConoscete il detto "non esistono più le mezze stagioni"?


In realtà in Sicilia non sono mai esistite. Non solo nel dialetto siciliano, quello antico, non esiste la parola autunno, ma noi abbiamo solo due stagioni: quella bella e quella brutta. 

La bella, fortunatamente, dura molto di più della brutta.
A tutto questo c'è una spiegazione assolutamente scientifica…

I protagonisti della storia di oggi sono sei: Persefone, Demetra, Zeus, Hades, Ciane e il Sole 

Giove era padre degli dei, viveva da pappone ed era il boss.

Non servono altre parole… 

Cerere, dea delle messi, dei campi. Era madre di Proserpina nonchè una delle tante amanti che ebbe Giove. Una donna semplice e pacifica ma se si arrabbiava erano guai. 
Adorava la figlia e le stava sempre accanto. Ma giusto quando si allontanò… 

Proserpina era figlia niente popò di meno che di Giove e di Cerere. Faceva parte della ricca borghesia dell'Olimpo, era sempre ben curata, trucco perfetto, sopracciglia ben delineate per rendere lo sguardo più profondo. Faceva la manicure e pedicure ogni settimana, faceva le extension per allungare quella folta chioma di capelli castani, ricci e luminosi. Vestiva sempre di abiti firmati, frequentava i locali più chic e più in voga del tempo ed era sempre accerchiata da bei ragazzi. 


Plutone era il fratello di Giove, nonché zio di Proserpina. Aveva deciso, con il benestare del fratello, di rapire la dolce fanciulla (a quel tempo non si ponevano problemi di incesti e parentele varie). Un tipo un po' schivo, bruttino, puzzava di chiuso ed era sempre sporco. Tutti avevano paura di lui. Diciamo che all'interno della famiglia è stato quello più sfigato perché i due fratelli, Giove e Poseidone hanno avuto i regni più interessanti e divertenti, a lui sono toccati gli inferi…e non è che l'ade sia proprio un bel posticino da vivere! 

Ciane: una sfigata. 


Il Sole riveste un ruolo apparentemente banale ma di fondamentale importanza: lo spione! 


Ma iniziamo la storia… 


Un bel giorno Proserpina si trovò attorno al lago di Pergusa, vicino Enna, assieme alle sue amiche, di cui una ragazza di nome Ciane. Si divertiva e passeggiava raccogliendo frutti e fiori. Ad un tratto, da una caverna a lato del lago, con una carrozza trainata da quattro cavalli neri, uscì fuori Plutone, maestoso, scuro con gli occhi di fuoco. 
Il dio degli inferi si precipitò verso Proserpina, che, vedendolo così grande e nero e con le mani protese ad artigliarla, fu colta dal terrore e fuggì assieme alle compagne. 
Plutone in due falcate le fu addosso, la prese e la mise sul cocchio, ostacolato inutilmente da Ciane, che tentò di fermare i cavalli. Il dio, adirato dal gesto della giovane ninfa, la percosse col suo scettro trasformandola in una doppia sorgente dalle acque color turchino (cyanos in Greco vuol dire appunto turchino). Il giovane Anapo, innamorato di Ciane preso dallo sgomento si fece mutare nel fiume che ancor oggi si unisce alle acque della sorgente Ciane, a Siracusa. 
Plutone portò quindi Proserpina via con se nel regno degli inferi. 
Cerere iniziò a cercare la figlia, ma nessuno, pur avendo visto e saputo del gesto di Plutone, aiutò la dea nella ricerca. 
Cerere provò a chiedere Giove dove si trovasse Proserpina ma il grande dio non le rispondeva (è vero che era sua figlia, ma era anche vero che non poteva tradire il fratello) e durante la sua ricerca, una notte la dea si ritrovò a calpestare delle piante di luppini (sono delle legumose dal sapore amarognolo. …sono quelli dei malavoglia, ricordate?). Le piante calpestate facevano rumore, un rumore che sembrava volesse offendere la dea. A quel punto Cerere disse loro: "possiate provare voi l'amarezza che provo io in questo momento". Detto questo le piante, che fino a quel momento erano dolciastre, divennero amare. 
Dopo nove giorni e nove notti di vagare invano, Cerere si trovò davanti al Sole il quale le raccontò che per volere di Giove, Proserpina era stata rapita da Plutone e che ormai era stata portata nel regno delle tenebre. 
Allora Cerere, folle di dolore ed arrabbiata con Giove perché aveva permesso il rapimento della figlia, decise di provocare una grande siccità in tutta la Sicilia. 
Dopo la siccità fece arrivare la carestia e sia uomini che animali morirono. Non valevano invocazioni e scongiuri alla dea, Cerere rivoleva la figlia e fino a quando non la ritrovava non avrebbe smesso. 
A quel punto Giove, mandò Mercurio negli inferi per chiedere a Plutone di restituire Proserpina a Cerere. 
Plutone accettò ma ormai la giovane aveva assaporato il melograno, simbolo di fedeltà coniugale quindi sarebbe salita dalla madre ma subito dopo sarebbe dovuta scendere dal marito. 
Cerere non accettò questo ricatto e chiese a Giove di trattare con Plutone. 
Si trovò un accordo: per due terzi dell'anno Proserpina sarebbe rimasta con la madre, per un terzo dell'anno con il marito nelle tenebre. 

Ecco perché in Sicilia otto mesi l'anno (da marzo a ottobre) fa bel tempo, perché Proserpina è con Cerere la quale ricopre la terra di fiori e frutta. E per quattro mesi (da novembre a febbraio) fa brutto tempo, perché Proserpina è con Plutone nel regno degli inferi. 


Non è una leggenda molto bella? E una delle mie preferite, se non la favorita. 


E' inutile, lo ha detto anche il guru Paolo Fox, sono un pesci romantico  e queste storie mi coinvolgono. Non che vorrei essere rapita, per carità, anche perché non converrebbe a chi osasse farlo, però mi piacciono le storie di amori impossibili, di amori struggenti…ahhhh…


Di Alessandra Cancarè