È tornata a casa la salma di Filippo Antonio Migliorino, 22enne di Ribera morto in un incidente stradale avvenuto una settimana fa a Firenze, dove lavorata come cuoco. Nella serata di ieri è giunta a Ribera, accolta dalla comunità a lutto. Circa un anno fa Migliorino era andato via dalla Sicilia perché voleva affermarsi nel settore alberghiero. Aveva dunque trovato lavoro al Grand Hotel al Baglioni.

"Purtroppo a Ribera, negli ultimi anni, troppi giovani hanno perso la vita in incidenti stradali – afferma il sindaco, Carmelo Pace – e io parteciperò ai funerali per manifestare il cordoglio mio personale e della città alla famiglia che conosco bene. Sono miei vicini di casa. Il padre è un operaio, un gran lavoratore. Davvero una tragedia immensa per questa famiglia e per tutta la comunità riberese".

Un insegnante dell’istituto Alberghiero "Amato Vetrano" di Sciacca, Fabrizio Ricotta, ha così ricordato il giovane morto:

 "I nostri studenti sono pezzi di cuore che entrano, che restano a lungo nei ricordi e poi, come in questo tragico caso rimane il dovere di piangere, così come al papà e alla mamma. Ho seguito Filippo Antonio nei due primi anni di corso, all'istituto Alberghiero di Sciacca, ma è ancora più profondo e significativo il ricordo di quasi un mese di permanenza, insieme, in Inghilterra, per un corso intensivo di lingua per la certificazione Trinity College. Un lungo mese durante il quale ci si è conosciuti, dove sono emerse certezze e debolezze, dove si sono condivisi momenti di gioco e di esperienza.

Filippo Antonio era speciale, non perché sia morto. Era speciale perché era semplice e tenerissimo nella sua insicurezza, ed è per questo che molto tempo e conforto gli ho dedicato, ed è anche grazie a questo che ha ottenuto il successo sperato. È cresciuto con noi, a poco a poco è cresciuto, aggiungendo curve e centimetri. È cresciuto Filippo Antonio, per cinque anni abbiamo curato i suoi progressi, fino al diploma, fino a quando è arrivato il momento che la crisalide ha generato una bellissima farfalla, pronta a volare alla ricerca della nuova vita, da uomo anagraficamente adulto. Poi le logiche della vita, o della morte, compiono il loro corso.  Ed oggi a me, come a molti di noi, resta il dovere di piangere – conclude Fabrizio Ricotta – ricordando Filippo Antonio".