01I nuovi ‘viaggi della speranza’ si aggiornano, usando strumenti di informazione e comunicazione telematici come Facebook, per organizzare sbarchi, non proprio legali.

Proprio due giorni fa, le indagini della Polizia di Ragusa sullo sbarco di 864 migranti, hanno scoperto che è sulla Rete che si organizzano ora i ‘viaggi della speranza’.
Dopo la notizia di una nuova ondata migratoria sulle coste di Pozzallo, il giorno 16 novembre, sono stati fermati i 4 scafisti che cercavano nuovi viaggiatori via Facebook, soprattutto tra le fila degli immigrati siriani e palestinesi.

Solo questa primavera, l’operazione militare “Mare Nostrum” è stata in grado di soccorrere ben 1.149 persone in appena 48 ore; viaggiatori provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo e dalle zone più disastrate del Medio Oriente, che sperano di raggiungere le coste siciliane e di Calabria e Campania, per poi spostarsi più a Nord, magari in Europa, e trovare fortuna, ma anche asilo.

Sul social più noto al mondo, un intermediatore offre contatti e incontri in arabo, e sono inoltre molti i rifugiati che offrono, sempre su Facebook, la loro esperienza, oltre a mettere a disposizione anche informazioni di prima mano, quali i contatti delle persone a cui rivolgersi per giungere in Italia, e poi da lì, in Europa.

Ma non tutti ce la fanno. Spesso stipati in condizioni pessime, uomini, donne e anche bambini, si ritrovano ad affrontare ore estenuanti di viaggio nelle stive di vecchie navi, di barconi malmessi o di gommoni; era il 20 luglio scorso, quando nello Stretto di Messina fu arrestato uno scafista, ritenuto responsabile del trasporto di ben 400 persone e della morte per asfissia di 19 di loro.

E solo questo luglio, la Polizia di Ragusa aveva notificato uno stato di fermo per un giovane tunisino, un pescatore di 27 anni, ritenuto responsabile dello sbarco di 251 migranti provenienti dalle coste libiche. Il ragazzo aveva dichiarato, agli agenti della squadra mobile locale, che un solo viaggio gli vale come due anni del suo lavoro. Un lavoro che adesso si avvale anche della conoscenza e dello sfruttamento di mezzi telematici.
Numeri allarmanti, che si vanno ad aggiungere agli oltre 800 che sono giunti ieri, sempre a Pozzallo, sulla nave San Giusto della Marina Militare.

Chat, pagine e gruppi aperti dunque, sulla nota piattaforma di Mark Zuckerberg utilizzata per ricongiungere amici, familiari ed amanti; la Rete come nuovo strumento nelle mani dei criminali, per aiutare chi è in cerca di un posto in più sul barcone della ‘speranza’, la speranza di un futuro migliore.
Una traversata le cui indagini hanno rivelato un costo di almeno 1.700 euro a immigrato. Quasi 1 milione e mezzo di dollari insomma, per i 4 scafisti fermati, che non si sono fatti spaventare dal mare in burrasca.

Autore | Enrica Bartalotta