• Scilla e Cariddi, una delle leggende siciliane più belle.
  • Cosa sono Scilla e Cariddi e cosa fanno?
  • Dov’è Cariddi e cosa succede nello Stretto di Messina.

Mettetevi comodi, perché oggi vogliamo raccontarvi una bellissima leggenda siciliana. Una di quelle storie in cui non mancano i colpi di scena. Vi parliamo di Scilla e Cariddi: così gli antichi Greci vedevano le coste della Sicilia e della Calabria.

Si tratta di una storia piena di passione, amori non corrisposti, feroci vendette e un drammatico epilogo. Sono gesta mitologiche di dei e mortali nello specchio d’acqua che separa Messina da Reggio Calabria.

Cosa sono Scilla e Cariddi

Le protagoniste sono Scilla, una bellissima ninfa trasformata dalla maga Circe in un orrendo mostro, e Cariddi, devastante creatura marina creata da Zeus capace di ingoiare e rigettare l’acqua del mare per tre volte al giorno causando mortali vortici.

Da sempre lo Stretto di Messina è un luogo di suggestione, fascino e mistero. Per questo i miti siciliani sullo Stretto non mancano. Soprattutto in passato, la navigazione non era proprio facile. I venti spirano con forza.

Le correnti possono raggiungere velocità elevate, dando luogo a vortici. Immaginate quanto questi vortici potessero spaventare i naviganti di un tempo, che avevano poche conoscenze “tecniche” in merito alla natura di questi fenomeni.

I vortici davanti la Spiaggia di Torre Faro di Messina sono Cariddi (colei che risucchia), quelli dinanzi la costa calabrese, da Alta Fiumara a Punto Pezzo, sono e Scilla (colei che dilania). Derivano dall’urto delle acque contro Punta Torre Cavallo e Cannitello. Questo è solo l’inizio della nostra storia. Il resto ce lo racconta Alessandra Cancarè.

Scilla e Cariddi leggenda

Si dice che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo. Un bell’attacco di sfortuna, ad esempio, l’hanno avuto le protagoniste della nostra storia: Scilla e Cariddi, due belle giovani che dall’oggi al domani hanno visto le loro vite cambiare senza rendersene conto.

La signorina Cariddi (colei che risucchia) era una bella ninfa nata dall’unione di Poseidone e Gea. Era molto famosa per la sua voracità.  Un bel giorno rubò i buoi di Gerione ad Eracle (Ercole) e poi ne mangiò alcuni. Proprio a causa di questo piccolo spuntino fu fulminata da Zeus, gettata in mare e trasformata in Mostro marino.

Divenne però un personaggio famoso, chiunque aveva paura di lei, le dedicavano canzoni e storie. Addirittura Omero le dedicò alcune pagine della sua Odissea, dicendo che il mostro ingoiava tre volte al giorno un enorme quantità d’acqua per poi sputarla trattenendo, però, tutti gli esseri viventi che vi trovava. Stava nella sponda siciliana in attesa che le navi passassero per poterle affondare.

Chi è Scilla?

E Scilla (colei che dilania)? Anche lei era una ninfa, figlia di Tifone e Echidna (alcuni dicono che i genitori fossero altri). Viveva più o meno dove ora si trova Reggio Calabria e le piaceva farsi delle passeggiate a Zancle, l’attuale Messina, e farsi il bagno nelle acque del Tirreno.

Una notte, mentre si trovava nei pressi di Zancle incontrò un dio marino, metà uomo e metà pesce, chiamato Glauco. Lui ne rimase folgorato, si innamorò della bellissima ninfa ma questa lo rifiutò. Per poter fare in modo che Scilla ricambiasse il suo amore, Glauco si recò dalla maga Circe e le chiese un filtro d’amore, ma Circe, desiderava ardentemente Glauco e gli propose di scegliere lei anziché quella sciacquetta di una ninfa. Glauco rifiutò le avances della maga e andò via (sembra una soap opera!).

Giusto giusto, con tutte le donne che ci sono al mondo chi va a rifiutare questo qui? Una maga! Ovviamente Circe, infastidita dal rifiuto decise di vendicarsi della rivale, preparò una pozione malefica e si recò presso la spiaggia di Zancle e versò il filtro in mare. Quando Scilla si fece il bagno, iniziò a trasformarsi in una creatura mostruosa con sei teste di cani rabbiosi. Immediatamente si nascose e da lì cominciò la sua carriera di Mostro marino e si diresse verso la costa calabra. Anche lei, come Cariddi seminava terrore tra i naviganti che passavano nello stretto.

Dov’è Cariddi

Cariddi è rimasta per sempre nello Stretto di Messina proprio sulla riva opposta a quella di Scilla. L’esigenza di creare questa leggenda nasce dal fatto che lo Stretto ebbe in tempi remoti la fama di luogo impervio e pericoloso per la navigazione.

Le correnti, in questo tratto di mare, sono rapide ed irregolari, i venti vi spirano violenti e le correnti, a volte, possono raggiungere una velocità di 9 Km all’ora e scontrandosi dare luogo ad enormi vortici che sicuramente in passato riuscivano a terrorizzare i naviganti. Ecco, dunque, la famosa leggenda di Scilla e Cariddi!

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