Il nostro viaggio alla ricerca delle più belle curiosità sulla Sicilia ci porta oggi a conoscere da vicino (ma non troppo) un piccolo rettile. Probabilmente alcuni di voi ne hanno sentito parlare come Tiraciatu, Sardazza, Cocciu i Sarda o, ancora, ‘U Tiru. Il nome italiano è Gongilo, quello scientifico Chalcides Ocellatus. Non tutti lo sanno, ma questa piccola creatura porta con sé misteri e leggende: dalla cura della calvizie al “furto” di neonati, tutto quello che c’è da sapere.

Tiraciutu, un rettile temuto (e leggendario)

Alcuni se lo sono ritrovati davanti quando meno se l’aspettavano, mentre altri non ne hanno mai sentito parlare. Si tratta del Gongilo, che in Sicilia viene chiamato Tiraciatu. Piccolo rettile, a metà tra il serpente e la lucertola, possiede zampette e può raggiungere i 30 centimetri di lunghezza. La sua testa e piccola, mentre il corpo è cilindrico e paffuto. Le zampe, molto piccole, lo fanno muovere serpeggiando.

Il nome che gli hanno attribuito i siciliani è molto particolare, ma c’è un motivo. Si narra che, in passato, fosse attratto dall’alito dei lattanti e che, per questo motivo, fosse temuto dalle mamme (da qui “tira fiato”, per la tendenza ad avvicinarsi al volto e alla bocca). Le leggende su questo piccolo rettile non finiscono qui. In alcune zone della Sicilia, infatti, si riteneva che potesse curare la calvizie.

Perché si dice “Lisciu comu un tiru”

Pensate che, in passato, qualcuno ha perfino avuto l’ardire di mettere il malcapitato Tiraciatu in padella, per estrarne un composto oleoso e grasso in grado di curare la calvizie. Poche le conferme in merito a questo singolare utilizzo. Ciò che invece è più certo, è l’utilizzo del modo di direLisciu comu un tiru“.

Il Tiraciatu, infatti, viene chiamato anche Tiru. Visto che è più paffuto rispetto a una lucertola, quando si incontra qualcuno particolarmente in carne, si definisce “lisciu comu un tiru”. Insomma: questa creaturina così piccola è davvero una fonte infinita di aneddoti!

Il Gongilo, in realtà, è molto importante nei diversi ecosistemi, perché funge sia da predatore che da preda. Non è né pericoloso, né nocivo per l’uomo, nonostante ciò che si narra in giro. Si tratta, al contrario, di una specie timida e innocua. Si muove principalmente di giorno e, quando si spaventa, scappa via tra le piante. Una piccola curiosità: favorisce anche la dispersione di diverse piante, tra cui il fico d’India, di cui è ghiotto.

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