“Phaedra” – uno dei miti più noti, amati della classicità – è uno spettacolo creato in esclusiva per il Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2016.

 

Ci sono luoghi che riescono a colpirti i sensi e, se possibile, entrare ancora più nel profondo. Non a caso esistono i luoghi della mente, quelli del cuore, degli occhi, e così via.  Poi esistono luoghi come Segesta…unici al mondo” – racconta Giovanni Anfuso regista di Phaedra.

“Ho un legame speciale con Segesta, per tutte le volte che ho presentato i miei spettacoli in quel capolavoro che è il Teatro Antico, legame che si è rafforzato ancor di più quando, nel 2005, ne sono stato Direttore Artistico. Riservo per Segesta il posto che nel cuore si concede solo ai grandi amori: un posto segreto e riparato per gli amori che sono “lucenti e durissimi come il diamante”, scrisse un giorno un poeta. Tornare a Segesta, con un’operazione, ad un tempo, complessa e delicata come“Phaedra” , e far finta che sia un giorno qualunque, mi risulta assolutamente impossibile. Come si fa a rincontrare un vecchio grande amore e non sentire, dentro, un tonfo che ti scuote tutta l’anima?”

 

Protagonista assoluta della “Phaedra” di Alberto Bassetti, una Phaedra, moderna, forte, che saprà offrire allo spettatore risvolti ed aspetti particolari è la straordinaria Liliana Randi, anche lei non nuova al palcoscenico del Teatro di Segesta.

 

“Tornare a Segesta: che bella emozione! Ho recitato parecchie volte al Teatro Antico di Segesta ed ogni volta lo spettacolo è risultato sempre più emozionante che nelle altre repliche perché il teatro di Segesta possiede una rara magia…. L’attore che recita sente il pubblico vicino, incombente, che vibra con lui e gli trasmette una carica unica”. A parlare è proprio Liliana Randi.

“Ricordo l’emozione provata recitando “Le vespe” di Aristofane dove interpretavo la protagonista femminile, Apotiora, accanto a Nino Castelnuovo ad Andy Luotto, per la regia di Silvio Giordani. Anche con “Alcesti” da Euripide, drammaturgia della Yourcenar, regia di Paolo Gazzara , nel 1998, si è rinnovata la magia del Teatro Antico, ed al momento degli applausi avevo le lacrime agli occhi”. È un fiume in piena Liliana Randi proprio a voler dimostrare quanto sia grande l’affetto che nutre per questo Teatro e per i suoi spettatori.

“Sono tornata, poi, a Segesta nel 2003 con “Fedra” di Seneca con Maria Rosaria Omaggio, regia di Beppe Arena. Ancora nel 2004 e nel 2005 con due diverse edizioni dell’“Ecuba” di Euripide con Paola Gassman. E l’ultima volta nel 2006 con “La ragione degli altri” di Pirandello, co-protagonista accanto a Paola Gassman, regia di Giovanni Anfuso. Adesso, il 23 Agosto, sarò in scena con una novità assoluta: “PHAEDRA” di Alberto Bassetti, una riscrittura moderna del mito di Fedra, che mi vede protagonista accanto ad Angelo D’Agosta. Sono certa di ritrovare quel pubblico caloroso e di rivivere la magia di quel teatro unico al mondo! Segesta aspettami: PHAEDRA è in arrivo!”

 

 

 

PHAEDRA”- al Teatro di Segesta il 23 agosto alle  19.15

 

PHAEDRA” di Alberto Bassetti – Regia:GIOVANNI ANFUSO

Con: LILIANA RANDI, Angelo D’Agosta

Impianto scenico:Alessandro Chiti

Costumi:Viviana Ginebri

Musiche:Nello Toscano

 

Note:

La riscrittura di uno dei miti più noti, amati e rielaborati della classicità, presenta sempre la responsabilità di confrontarsi con grandi autori; questa rielaborazione prevede la presenza di due soli attori, con lo scopo di sintetizzare e rendere più chiara e potente la ragione della drammaticità della storia. Tuttavia,non mancano momenti diversi,dalle atmosfere più leggere, che addirittura sfiorano quasi i toni della commedia.

Un gioco di ritmi serrati, segnati da frequenti ribaltamenti e colpi di scena; nel pieno rispetto della tradizione. Una versione comunque nuova del grande mito che si fa parlare con la lingua contemporanea.

Gli altri appuntamenti in CARTELLONE

 

Teatro Antico24 agosto, ore 19.15

LE TROIANE di Seneca

Regia e drammaturgia: GIUSEPPE ARGIRÒ

Con:Renato Campese, Paola Lorenzoni, Cinzia Maccagnano, Maurizio Palladino, Alberto Caramel, Silvia Falabella

 

Note:

Uno dei capolavori di Seneca che ha per protagonisti i vinti e le donne di Troia in quanto rappresentanti della parte più vulnerabile di una società colpita dalla guerra. Una tragedia che, con più decisione rispetto al modello euripideo, racconta l’olocausto dei popoli e l’insensatezza della violenza: le analogie con il nostro contemporaneo sono evidenti. Troia potrebbe essere oggi qualsiasi città del Medio Oriente: potrebbe essere, ad esempio, quella Palmira devastata dal terrorismo islamico, potrebbe essere una città siriana sotto le bombe. L’attualità della tragedia non potrebbe essere più chiara.

Si mettono in scena alcune delle pagine drammaturgiche più struggenti di sempre, che parlano della l’ineluttabilità e della recidività della storia umana, che accusano dolorosamente l’indifferenza degli deidi fronte al triste spettacolo del mondo.

 

Il 26 Agosto la Prima della più bella storia d’amore scritta da Shakespeare

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

 

Teatro Antico26-27-28 agosto, ore 19.15

 

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

Di W. Shakespeare

Regia:NICASIO ANZELMO

Con:Margherita Mignemi, Plinio Milazzo, Massimo Giustolisi, Giuseppe Bisicchia, Elisabetta Alma, Giorgio Musumeci, Lucia Fossi, Giovanni Strano, Alessandro Burzotta, Marta Cirello, Michele Arcidiacono, Roberta Andronico, Luigi Nicotra, Irene Tetto, Pietro Casano.

Coreografie:BARBARA CACCIATO

Costumi:Nicoletta Sammartano

Aiuto alla regia: Roberto Oliveri

Realizzazione Costumi: Mela e Rosa Rinaldi

Produzione:Teatro Della Città

 

Note:

“ …  il fiore dell’amore svanito“ – la freccia di Cupido, nello sbagliar traiettoria colpisce facendolo diventare rosso vermiglio –   che confonde la ragione, il razionale  con l’irrazionale e  causa di tutti i  subbugli dell’inconscio degli esseri umani, è il protagonista  assoluto di questo capolavoro  shakespeariano.

Due luoghi d’azione: il primo luogo Atene, dove regna Teseo (non a caso uno dei più famosi seduttori della mitologia greca) che si accinge a sposare Ippolita ( non a caso la regina delle amazzoni),  dopo averla sconfitta in battaglia. Il secondo luogo d’azione la foresta dove,  in una furibonda perenne lite amorosa, regnano Oberon e Titania sovrani,  di una corte di fate e folletti.

Atene è il luogo del quotidiano, della razionalità, dell’ordine; la foresta il luogo dell’irrazionale, dove tutto diventa possibile e gli istinti si scatenano e la realtà diventa illusoria e inafferrabile come un sogno. Fra i due luoghi si muovono ed agiscono, su racconti paralleli, i quattro innamorati e i rozzi artigiani.  Ciascuno di loro con storie e  finalità diverse, chi per ritrovare se stessi negli affetti e le proprie passioni, chi per ritrovare fama, gloria e denaro: ma tutti alla ricerca della propria stabile identità.

In questa magica foresta, complice gli incantesimi di Puck, tutto si dissolve, tutto si complica tutto diventa illusione. Un magico luogo in cui l’erotismo si rafforza con la passione e produce turbamento fino a penetrare nella profondità dei cuori rischiando di minare le basi stesse della civile convivenza tra gli uomini. La luce fa disperdere i fantasmi inquietanti che la notte   ha evocato tra i  poeti, gli innamorati e i pazzi coi i “ cervelli  in ebollizione e fervide fantasie ”.  Si rischia di  rimane emarginati dal mondo se la luce del giorno non interviene a raffreddare cervello e fantasie  e a ridare al mondo ordine ed equilibrio. Ma quando sembra che il corso delle cose  siano rientrate nel  loro equilibrio,  ecco che ritorna la notte  e  i fantasmi inquietanti delle passioni, che la luce sembrava di avere  domato.  Un capolavoro shakespeariano che racconta di un mondo dove i fantasmi dell’irrazionale sono necessari e benefici per la razionalità che ci accompagna. Un esplorazione divertente e spesso comica negli abissi dell’inconscio in un allestimento semplice e leggero come semplice e leggera è la scrittura del Bardo.

 

  Spettacolo creato in esclusiva per

 

 

 

Teatro Antico30 agosto, ore 19.15

 

GIULIO CESARE

di W. Shakespeare

 

Regia:NICOLA ALBERTO OROFINO

Con:

Alessandra Barbagallo, Egle Doria, Alice Ferlito, Cinzia Maccagnano, Carmela Buffa Calleo, Emanuele Puglia, Valerio Severino, Sebastiano Sicurezza

Scene:Federica Buscemi

Luci e fonica:Maria Grazia Pitronaci

Produzione: Etna ‘Ngeniousa – XXIin Scena

 

Note:

Forse uno dei più perfetti drammi politici mai scritti, Giulio Cesare di W. Shakespeare narra gli ultimi giorni di vita del dittatore, il suo assassinio, e le conseguenze politiche della congiura. Un testo denso di teorie, di dottrine e di realpolitik. Eppure l’autore sembra non esporsi mai.

La necessità di rappresentare questo straordinario dramma politico è del tutto evidente: esso potrebbe rispondere all’urgenza di analizzare i meccanismi (che spesso ci appaiono viziati)della politica di oggi,la quale affida sempre più spesso ruoli istituzionali importanti a star televisive, cantanti e subrette e che fa dell’avvenenza femminile uno strumento per far carriera.

Uno spettacolo che ha a cuore il dibattito sulla presenza femminile nelle istituzioni del nostro paese e il problema della democrazia paritaria. Le cause della scarsa rappresentanza femminile sono sicuramente anche storiche – le donne votano solo dal 1946 e solo da allora possono accedere a cariche pubbliche – tuttavia il regista è convinto che sulla cosa pesino di più ragioni culturali e sociali e pregiudizi che spesso non vengono nemmeno ammessi.

Sono queste le ragioni che hanno portato Nicola Alberto Orofino a scegliere proprio delle donne per interpretare il ruolo dei congiurati. L’uccisione del maschio/Cesare diventa un estremo atto di ribellione che sintetizza anni di dura lotta per la conquista delle pari opportunità; così come il suicidio di Cassio e Bruto e il passaggio del testimone a un nuovo maschio/Cesare, Ottaviano, attestano quanto ancora sia lunga e impervia la strada che conduce verso la piena realizzazione degli ideali di libertà e di democrazia,nel nostro paese di oggi come nell’antica Roma.

 

 

 

Teatro Antico31 agosto, ore 19.30

 

EDIPO RE

Da Sofocle

 

Drammaturgia e regia:CINZIA MACCAGNANO

Con:Dario Garofalo, Cinzia Maccagnano, Luna Marongiu, Cristina Putignano, Raffaele Gangale

Scene e costumi: Monica Mancini

Musiche a cura di:Lucrezio de Seta

Assistente alla regia:Marta Cirello

Produzione:La Bottega del Pane

 

Note:

Quello di Edipo è il dramma della conoscenza, il dramma di un uomo vinto dalla fatalità. Egli prova ostinatamente a ribellarsi al fato, attraverso la ragione e la logica, attraverso interrogatori che cercano risposte utili e soluzioni al male della peste che infesta Tebe.Le sue domande, però, lo condurranno a una verità che finirà letteralmente per accecarlo. Edipo in realtà sa,ma ha dimenticato, e perciò intraprende un percorso dall’interno verso l’esterno che porterà lui e gli spettatori a riscoprire una verità nascosta, ma già orribilmente presente. Edipo  appare in scena nel cuore della notte, ai piedi del talamo nuziale, tormentato da incubi, pensieri ed echi di voci di popolo in una Tebe preda di un malessere scuro, potente e vorace. Comincia così il suo viaggio dal buio dell’incomprensione alla luce terribile e impietosa della verità.

La scena, man mano che le informazioni si sommano e gli squarci sulla verità terribili si aprono, si va arricchendo di colori e strade su cui i personaggi agiscono loro malgrado, come seguendo percorsi a tappe forzate: c’è il nero della peste, la scia rossa di Giocasta e delle sue viscere inconsapevoli che hanno partorito l’orrore, il viola dell’avvento che taglia la scena come un evento inevitabile, il giallo della luce della verità, il bianco dell’oblio e del tentativo di rinascita.

Edipo è ostinato a voler sapere, a dispetto di tutto, a dispetto del dolore e delle tenebre cui la scoperta finalmente lo condannerà:«Io la mia stirpe, per oscura che sia, voglio vederla» grida di fronte alla rivelazione e all’orrore.