01La globalizzazione ha portato da qualche tempo anche all’uniformazione degli usi e dei costumi; e dopo l’avvento dei fast-food che ci vogliono tutti ‘ciccia e brufoli’, è l’ora di Halloween.

La notte Anglosassone delle streghe è sbarcata sulla Penisola: dappertutto, anche in Sicilia, spuntano zucche, pipistrelli e cappellacci. Ma l’Isola non molla e i bambini non cedono alla corruzione del ‘trick or treat’. Mentre negozi e ristoranti offrono promozioni e menù ad hoc, per invogliare la clientela e impressionare il turista, i siciliani si preparano a godersi la festa che nell’Isola è volta a celebrare e non cacciare i defunti.

A differenza della tradizione pagana dei Paesi a formazione Anglosassone infatti, ormai tradotta in business, quella siciliana è celebrativa; non è dunque volta a cacciare gli spiriti maligni dei defunti che, nella notte tra il 31 ottobre e il 1° di novembre, risorgono dai loro angusti loculi, bensì ad accoglierli. E un’altra differenza fondamentale sta proprio nella data: che in Sicilia e in tutta Italia è invece collocata in corrispondenza tra la festa di Ognissanti e il 2 di novembre.

Il giorno della Festa, i siciliani si preparano infatti per un tour dei principali mercati e fiere della propria città, per andare a comprare capi, giocattoli, ma soprattutto dolciumi ai propri bambini, e anche ai parenti, doni che secondo tradizione vengono rilasciati dai cari defunti ai vivi, a base di pasta di mandorle, zucchero e frutta secca.
All’inizio del secolo scorso, era tradizione presentare i dolci della tradizione dei Morti, all’interno delle scarpe, un po’ come si fa nel resto d’Italia il 6 gennaio, con la calza della Befana, che per i bambini ‘cattivi’ veniva riempita con carbone zuccherato nero, mentre in Sicilia, in novembre, erano i defunti a ‘punire’ i famigliari cattivi, con della cenere.

Un’usanza dunque che somiglia più a quella dell’Epifania, o meglio ‘a Vecchia’, e che in Sicilia infatti non viene festeggiata se non in alcune aree; il 31 dicembre a Gratteri, in provincia di Palermo, viene messa in scena una processione in costumi tradizionali, che somiglia molto a quella legata alle storie della città di Partinico, in cui si dice che il 2 novembre i morti entrino nella città recitando preghiere e litanie, con indosso solo un lenzuolo e ceri accesi tra le mani.

Una Festa, quella della Befana, che per alcune regioni d’Italia sembra risalire alle strenne natalizie dell’antica Roma, e ai cosiddetti Saturnali, ciclo di festività dicembrine che si tenevano in onore del dio Saturno, rappresentante della fecondità e dell’abbondanza secondo la mitologia romana.

Autore | Enrica Bartalotta