Il parassita che ha causato la malaria mortale a Sofia Zago è lo stesso che aveva fatto ammalare i due bambini di ritorno dal Burkina Faso in pediatria a Trento negli stessi giorni della piccola. È quanto affermato da Nunzia Di Palma, direttrice dell'unità operativa di pediatria dell'ospedale di Trento. Oltre ai due bambini africani in pediatria, all'ospedale di Trento c'erano anche la mamma e un fratello più grande, adolescente, ricoverati invece nel reparto degli adulti. Entrambi, sono guariti e sono stati dimessi. 

La procura di Trento indaga per omicidio colposo contro ignoti in seguito alla morte di Sofia. L'inchiesta, aperta contro ignoti d'ufficio con questa accusa, punta ad accertare se siano stati seguiti i protocolli prescritti. Era stata ricoverata prima per diabete a Portogruaro e a Trento, poi era tornata in quest'ultimo ospedale, dove una prima volta le era stata diagnosticata una faringite e una seconda la malaria, fatale poco dopo il trasferimento a Brescia. 

"La piccola già il 18 e il 19 poteva uscire dall'ospedale tre o quattro ore al giorno, perché le sue cure per il diabete lo permettevano, e il 20 ha potuto farlo per l'intera giornata, tornando solo per dormire e per essere dimessa la mattina del 21", chiarisce il primario di pediatria dell'ospedale di Trento, Nunzia Di Palma, secondo cui "è stato materialmente poco il tempo in cui la bimba era presente mentre le altre due ammalate di malaria erano in reparto". Peraltro non è possibile la trasmissione della malaria da uomo a uomo con dei semplici contatti.