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Sette fragranze, ciascuna costruita su una nota musicale, un territorio siciliano, una botanica protagonista, un colore e un’ora del giorno. Sette profumi da botaniche siciliane, tracciate per lotto e senza molecole di sintesi. La prima nota, DO · Neroli 2026, è prodotta in edizioni numerate: 396 esemplari l’attar (olio essenziale), 198 Ara del Tempo, un profumo per ambiente intimo in una sfera di lava.  

Palermo, 30 settembre — Un tempo Palermo produceva profumi e saponi eleganti: due secoli fa esisteva nella borgata di Vergine Maria la manifattura Sénès creata nei primi decenni dell’Ottocento da due fratelli provenzali, Alexandre Benoît e Joseph. Da bergamotto e pelargonio in particolare, nascevano profumi amati dal bel mondo che si riversava nel negozio del cugino, Jacques Auguste Hugony, nella prima sede di corso Vittorio Emanuele 204. Una produzione che si interruppe nel 1934 ma che oggi Spezieria Siciliana – che nasce a Palermo e lavora esclusivamente botaniche (ingredienti naturali, bacche, foglie, fiori, radici) siciliane tracciate per lotto, senza molecole di sintesi – prova a far tornare in vita. 

La nuova casa di alta profumeria naturale – presentata al Teatro Massimo – lavora esclusivamente biorisorse odorose siciliane, caratterizzate analiticamente e tracciate per lotto, senza alcuna molecola aromatica di sintesi. 

La prima collezione è La Scala del 7: sette fragranze come sette note, un territorio siciliano, una botanica protagonista, un colore e un’ora del giorno, per comporre un’unica giornata olfattiva, dall’alba al tramonto. Si apre con la prima nota — DO · Neroli 2026 — in due tipologie: un attar in olio di mandorla in 396 esemplari numerati e Ara del Tempo, un profumo per l’ambiente intimo con una sfera di lava dell’Etna «occhio di pernice», in 198 esemplari: DO – Neroli (dai fiori dell’arancio amaro) nasce nel territorio di Barcellona Pozzo di Gotto, all’alba. Verranno poi RE · Ginestra, al mattino sull’Etna; MI · Finocchio marino a mezzogiorno alle Eolie; FA · Manna, di pomeriggio sulle Madonie; SOL · Elicrisio, al tramonto sui Monti Iblei; LA · Zafferano, al crepuscolo a Caltagirone e SI · cappero, la notte di Pantelleria.

Tutto nasce dall’isola. Le materie vengono da una rete di conferenti siciliani, dai suoli vulcanici dell’Etna ai calcari degli Iblei, con i primi contratti di filiera già firmati; quando una materia non esiste ancora in Sicilia, si cerca nel vicino Mediterraneo, con la stessa grammatica olfattiva, e lo si dichiara. Ogni materia è caratterizzata analiticamente e tracciata per lotto; ciascun esemplare possiede un preciso passaporto digitale con le date di raccolto e le coordinate GPS del territorio di origine: per esempio DO-Neroli 2026 nasce dalla Zagara raccolta in provincia di Messina, distillata tra aprile e giugno a Barcellona Pozzo di Gotto. E non è detto che il prossimo profumo abbia le stesse coordinate, dipende dal clima, dal territorio, dalla produzione, la bellezza sta nella sua estrema irriproducibilità: note di testa (mandarino di Ciaculli, arancia rossa, petitgrain) e di cuore (salvia), con un fondo di Labdano.

Un profumo è una sostanza viva. Per conservarlo intatto serve un contenitore che parli la sua stessa lingua: una bottiglia in Miron Violetglass, vetro biofotonico, silicato di sodio che lascia passare soltanto le frequenze di luce che le essenze naturali sopportano (come avevano capito gli antichi egiziani che custodivano gli oli sacri in piccole ampolle di vetro viola scurissimo). Il tappo è scolpito in occhio di pernice, una varietà di basalto dell’Etna riconoscibile dai cristalli di olivina, pirosseni e plagioclasi incastonati nella roccia. Ogni tappo è unico, raffreddato lentamente dal vulcano nel corso di millenni: quello di DO – Neroli 2026 viene dalla cava La Rosa-Nocilla a Nicolosi, a 900 metri sul versante sud dell’Etna, dove affiora la colata del 1910.

La ricerca è parte del progetto. La caratterizzazione delle materie è affidata a STEBICEF e SAAF dell’Università di Palermo e al CNR-IBBR, il lavoro si sviluppa nel quadro del programma SiciliaScent con l’Orto Botanico di Palermo che ha collaborato attivamente con il suo laboratorio mettendo a disposizione competenze e materie prime.

È una restituzione a tutti gli effetti: a metà Ottocento Palermo e Napoli dividevano la produzione di profumi: la manifattura dei fratelli provenzali Alexandre Benoît e Joseph Sénès, aveva la sua sede tra Arenella e Vergine Maria, i profumi – soprattutto da bergamotto e pelargonio – erano venduti nel negozio elegante in corso Vittorio Emanuele a poca distanza da quello del cugino, Jacques Auguste Hugony. Alla morte dei fratelli la manifattura passò nel 1854 alla vedova Sénès, ottenne medaglie all’Esposizione nazionale di Firenze del 1861 e attraversò oltre un secolo di storia industriale, fino alla liquidazione del 1934. Spezieria Siciliana vuole far rinascere Palermo come luogo che produce cultura olfattiva, dopo essere stata a lungo soltanto una fonte d’ispirazione per marchi altrui.

Spezieria Siciliana è una società benefit con sede a Palermo, fondata da Piero Di Pasquale — a lungo giornalista Rai TG1 e RaiNews 24 — con la moglie Carolina Guthmann, del brand di ricamo siciliano MANIMA, startup innovativa a vocazione sociale vincitrice del Premio America Innovazione 2025. Il naso è la giovane Roberta De Federicis. La distribuzione parte da Villa Igiea a Palermo e Borgo San Felice in provincia di Siena.

“Duecento anni fa, in una borgata di mare, Palermo distillava essenze che viaggiavano per il mondo. Poi quella voce si è spenta. Il mercato ha già troppe fragranze. Noi abbiamo scelto di restituire all’Isola la sua materia, tracciata e naturale fino all’ultima goccia. Il suo primo profumo è DO NEROLI 2026” spiega Piero Di Pasquale, fondatore di Spezieria Siciliana.

DO · Neroli 2026; attar in olio, 396 esemplari, €300 

Ara del Tempo, 198 esemplari, €500