Sei su Telegram? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di SiciliaFan! Iscriviti, cliccando qui!
UNISCITI

In Sicilia, quest’estate, andare in spiaggia costerà più che altrove. È quanto emerge dall’indagine annuale di Altroconsumo, la più grande organizzazione indipendente di consumatori in Italia, che ha messo sotto la lente le tariffe degli stabilimenti balneari di tutto il paese. E il risultato stupisce: Taormina e Giardini Naxos guidano la classifica degli aumenti più consistenti registrati nel 2026, con un balzo del 16% rispetto allo scorso anno.

L’indagine di Altroconsumo: come sono stati raccolti i dati

Per realizzare la sua fotografia del caro-spiaggia, Altroconsumo ha contattato telefonicamente, in forma anonima, 222 stabilimenti balneari distribuiti in 10 località italiane: Lignano, Rimini, Senigallia, Viareggio, Palinuro, Alassio, Gallipoli, Alghero e, naturalmente, Taormina-Giardini Naxos, oltre ad Anzio. L’organizzazione ha rilevato le tariffe applicate per la prima settimana di agosto, dal 2 all’8, prendendo in considerazione fino a quattro file di ombrelloni e lettini. Il quadro complessivo parla di un aumento medio del 6% rispetto al 2025, che sale addirittura al 24% se si guarda all’ultimo quinquennio.

Taormina e Giardini Naxos: il rincaro più alto d’Italia

È proprio qui, sulla costa ionica siciliana, che si registra il rincaro percentuale più elevato di tutta l’indagine: +16% rispetto al 2025. Un aumento che supera anche quello di località storicamente molto costose come Alghero (+14%) e Gallipoli (+10%), mentre altrove i ritocchi sono rimasti più contenuti, tra il 2% e il 7%. In termini di prezzo assoluto, la media settimanale per le prime quattro file di ombrelloni e lettini a Taormina e Giardini Naxos si attesta sui 237 euro, una cifra che pone la riviera siciliana sopra la soglia psicologica dei 200 euro a settimana, anche se ancora lontana dal record nazionale.

Chi comanda davvero la classifica dei prezzi più alti

Va detto, per completezza, che il titolo di spiaggia più cara d’Italia non va alla Sicilia ma alla Liguria: ad Alassio, per un ombrellone e due lettini in prima fila, si arriva a spendere in media 368 euro a settimana, davanti a Gallipoli (324 euro) e Alghero (274 euro). Taormina e Giardini Naxos si collocano dunque al quarto posto della graduatoria assoluta, appena davanti a Viareggio (232 euro). Diverso il discorso se si guarda non al prezzo assoluto ma alla velocità dell’aumento: su questo fronte, come detto, è proprio la costa siciliana a guidare la classifica nazionale.

Il resto della classifica: dal record di Alassio alla spiaggia più economica

Scorrendo la graduatoria completa delle 10 località monitorate, dopo Taormina e Giardini Naxos si trovano Palinuro, in Campania, a 188 euro a settimana, Anzio a 179 euro, Senigallia a 159 euro e Rimini a 158 euro. Chiude la classifica, risultando la più economica d’Italia, Lignano, in Friuli-Venezia Giulia, dove una settimana in prima fila costa in media 164 euro, meno della metà rispetto ad Alassio.

Spiagge libere sempre più rare, anche in Sicilia

Un altro dato che emerge dall’indagine riguarda le spiagge libere, l’unica alternativa economicamente sostenibile per molte famiglie: secondo Altroconsumo, gli spazi gratuiti sono in costante riduzione lungo tutto il litorale italiano, Sicilia compresa. Fa eccezione il caso di Spotorno, in Liguria, citato dall’associazione come modello virtuoso: il Comune ha scelto di ampliare la quota di spiagge libere garantendo comunque servizi essenziali come pulizia, salvataggio, docce e bagni, senza costi aggiuntivi per i cittadini.

Perché si scelgono gli stabilimenti e cosa chiede Altroconsumo

Dall’indagine emerge anche perché gli italiani continuano a preferire gli stabilimenti alla spiaggia libera: l’80% indica la presenza di servizi e attrezzature come motivo principale, mentre tra chi sceglie la spiaggia libera il 79% cita la gratuità e il 63% la libertà di scegliere ogni giorno dove andare. Altroconsumo, dal canto suo, parla apertamente di un sistema delle concessioni balneari che penalizza i consumatori, sottolineando come a fronte di canoni spesso contenuti corrispondano tariffe sempre più alte per chi va al mare. L’associazione ha lanciato una petizione, che ha già superato le 91.000 firme, per chiedere una riforma del settore: più spiagge libere, meno concessioni e bandi trasparenti e periodici.

Cosa significa per chi va al mare in Sicilia quest’estate

Per chi sceglie la costa ionica siciliana come meta per l’estate 2026, il messaggio dei numeri Altroconsumo è chiaro: vale la pena pianificare per tempo, magari riservando alcune giornate alla spiaggia libera o confrontando le tariffe tra stabilimenti diversi, perché il trend dei rincari, almeno per ora, non sembra destinato a fermarsi.

Articoli correlati