I Monti Iblei sono un altipiano collinare situato nella parte sud-orientale della Sicilia. Monte Lauro è la cima più alta, ma in essa sono incluse altre 15 cime, che vanno da un’altezza di 410 dei Monti Climiti, fino ai 1.010 di Monte Lauro. Il nome Iblei si fa risalire al leggendario re siculo Hyblon che regnava in questi luoghi e che secondo leggenda concesse una porzione di territorio costiero ai primi coloni greci che arrivarono da Thapsos, per la costruzione di Megara Iblea.

Il complesso montuoso è costituito da un massiccio calcareo-marnoso bianco conchiglifero del periodo del Miocene, il cosiddetto Plateau degli Iblei in cui, nonostante il sollevamento che lo ha portato in emersione, gli strati rocciosi si sono mantenuti orizzontali. L’altopiano è stato inciso da numerosi fiumi e torrenti che hanno scavato profonde forre e gole e antiche condotte freatiche di tipo fossile, che rappresentano molto bene l’antichità del fenomeno carsico che caratterizza l’area. Nelle zone costiere, si trova un’arenaria calcarea più recente, dell’epoca del Pleistocene; una roccia sedimentaria che nel sud-est della Sicilia viene denominata “giuggiulena” (il caratteristico tufo), per la sua facile tendenza a sgretolarsi in piccoli sassolini friabili simili ai semi di sesamo. Nella porzione Settentrionale e nei pressi di Monte Lauro, sono presenti aree piuttosto vaste di origine vulcanica. Si tratta di basalti a cuscino, risultato di espandimenti sottomarini, dell’epoca del Miocene.

Il paesaggio tipico di questa zona, compresa tra le provincie di Ragusa, Siracusa e Catania, è caratterizzato da un’estrema varietà di forme e sottotipi: rilievi dolci, vallate nette e gole, nonché la zona costiera, ospitano una flora particolarmente ricca e variegata. La parte centrale è caratterizzata dalla presenza di alcuni boschi a prevalenza di leccio e di muri a secco, tipici di tutta la punta sud-orientale della Sicilia. L’area litoranea invece, alterna colline terrazzate a boschi di macchia mediterranea con enormi distese di ulivi e carrubi antichissimi, vigneti e agrumeti. Dai Monti Iblei hanno origine vari fiumi, tra cui l’Irminio, l’Ánapo e il Cassibile.

Ricca è dunque la zona che offre un sistema di campi chiusi per la vegetazione e la coltivazione. Oltre alla coltivazione del carrubo, dell’ulivo e del mandorlo, troviamo anche campi di primizie quali grano e mais da foraggio, ma anche frutta e ortaggi di uso comune. Una zona dunque, diventata indispensabile per le economie dei molti centri che ruotano intorno a quest’area, come Vittoria, Comiso, e Santa Croce Camerina.

Da qualche tempo, si sta facendo pressione sulla Regione, per rendere l’area dei Monti Iblei, una riserva protetta, con l’istituzione del Parco nazionale degli Iblei, il primo della Sicilia, che abbraccerà i territori delle provincie di Siracusa (per il 60%), Ragusa (per il 30%) e Catania (per il 10%).

Molte le specie endemiche della zona, come il papiro egiziano, pianta palustre perenne, l’Elicriso ibleo, il Trachelio siciliano, che fiorisce tra maggio e giugno sulle rupi ombreggiate; la Zelkova sicula, arbusto dalle foglie piccole e lobate, la cui unica popolazione, scoperta nel ’91, è presente solo qui, e, tra gli altri, il Limonium syracusanum.

Molti i centri più o meno grandi e conosciuti che costeggiano questa area verde e la zona montuosa. Da ricordare e visitare sono innanzitutto i capoluoghi di provincia, Ragusa e Siracusa.
La prima, settima della regione per popolazione e la terza per superficie, è Patrimonio dell’Umanità dal 2002 per via delle preziose e numerose testimonianze dell’arte barocca, e per la sua storia, unica rispetto a quella del resto dell’Isola, che la vide essere innanzitutto culla della cosiddetta “Cultura di Castelluccio”, un insediamento dell’Età Antica (XX secolo a.C.) a cui poi fecero seguito i bizantini, da cui deriva il nome di Ragusa. In epoca moderna, Ragusa fu distrutta da un tremendo terremoto, che ne provocò la quasi totale ricostruzione, secondo la topografia conosciuta oggi. Fu così che nacque Ragusa Ibla, la splendida città barocca, Patrimonio dell’Umanità e della Val di Noto.

Presso la parte sud-orientale della Sicilia, sorge l’altro grosso comune che costeggia l’area verde dei Monti Iblei, Siracusa. Esteso capoluogo di provincia, anche Siracusa fa parte dei beni dell’UNESCO difesi dalla dicitura di “Patrimonio dell’Umanità”. Numerose sono infatti le tracce, gli insediamenti antichi, ma anche i monumenti storici e architettonici che caratterizzarono l’epoca rinascimentale e barocca della città. Una menzione la meritano sicuramente la città storica di Pantalica, necropoli rupestre collocata tra l’Età del Bronzo e del Ferro, entrata nella lista dei Patrimoni UNESCO insieme al capoluogo di Provincia nel 2005, nonché il Duomo, dalla storia mitica e leggendaria.

Ma non vogliamo dilungarci troppo perché questa zona d’importanza naturalistica, dovrebbe essere più conosciuta per le bellezze botaniche uniche nel suo genere, che potrebbero valerle, come dicevamo, il primo parco nazionale della Regione; e per i centri più piccoli, meno conosciuti e visitati, come Ispica, Noto, Scicli e Modica.

Costruita su un territorio a 170 metri sul livello del mare, Ispica è una città dalle origini varie e molto antiche. Come già capitato per molti altri comuni della Sicilia, sul suo territorio si sono succedute le dominazioni dei Greci, dei Romani, dei Bizantini, dei Normanni e degli Angioini. Testimonianze risalenti al III e IV secolo, si riscontrano nella catacomba paleocristiana situata in località San Marco. Dopo il terremoto del 1693, Ispica ospitò bellezze di stile barocco e Liberty, come il santuario di Santa Maria Maggiore, la Chiesa di San Bartolomeo e della S.S. Annunziata; Palazzo Bruno e Palazzo Bruno di Belmonte, su progetto di Ernesto Basile.

Altra città protetta dal riconoscimento del 2002, è Scicli. Città barocca di più di 27.000 abitanti, le cui origini si fanno risalire addirittura all’eneolitico, come ricordano i ritrovamenti archeologici della Grotta Maggiore. Altri ritrovamenti, testimoniano la presenza di insediamenti bizantini e greci, ma anche dell’invasione delle milizie cartaginesi, romane, e di quelle arabe e normanne. Sotto la dominazione aragonese si formò la contea di Modica. Una visita, meritano sicuramente le numerose architetture barocche, sia civili che religiose, come Palazzo Beneventano e la Chiesa di San Matteo, simbolo della città.

Nella provincia di Siracusa sorge invece Noto, “Capitale del Barocco”, protetta dal 2002 dall’UNESCO. Famosa dal punto di vista culinario soprattutto per la mandorla, Noto ha una configurazione artistico-architettonica del tutto particolare. Scenografiche piazze ed imponenti scalinate, raccordano terrazze e dislivelli, e collegano tra loro i diversi monumenti che sono sparsi per l’intera città. Diversamente da altri centri, a Noto il Barocco non è solo ricco di opulenti motivi ornamentali, ma anche di strutture elaborate e architetture complesse dalle facciate concave o convesse, che sfociano nella chiesa del Carmine (o in quella di San Carlo Borromeo al Corso), e nella chiesa di San Domenico.

Infine, tra le città della provincia di Ragusa che lambiscono il futuro parco dei Monti Iblei, troviamo Modica. La nota città del cioccolato, degli ‘mpanati e della pasta con la paddunedda, è un importante presidio storico del Barocco, anch’esso protetto dall’UNESCO dal 2002. Importante a Modica, fu l’influenza politica e culturale dei monaci Carmelitani e Domenicani, oltre che dei Gesuiti, che fecero della città il loro centro studi.
Molti i personaggi storici legati alla città, come Tommaso Campailla e Salvatore Quasimodo, e importanti, dal punto di vista storico-architettonico, i monumenti, soprattutto religiosi, come la Chiesa di Santa Maria del Gesù, il Duomo di San Pietro e di San Giorgio.

Autore | Enrica Bartalotta

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