di Carlo Bonaccorso

La storia della nostra bellissima isola è senza dubbio ricca ed affascinante, ma siamo sicuri di conoscere tutta questa ricchezza? Ad esempio, quanti di voi hanno mai sentito parlare della Rivolta del Sette e Mezzo? Era il 1866 e il Regno d’Italia andava completando la sua costituzione; a quel tempo la sua capitale si trovava a Firenze. La Sicilia faceva parte del nuovo stato da ormai sei anni, ma non ne sembrava entusiasta. Il popolo soffriva le misere condizioni di vita e, come se non bastasse, si trovava ad essere vittima del colera che aveva già provocato la morte di più di 50.000 persone. Una disperazione che non trovava considerazione nelle alte sfere.

Esasperati, allora, migliaia di rivoltosi provenienti dalle campagne palermitane, la notte tra il 15 ed il 16 settembre di quell’anno, decisero di armarsi e di marciare verso la città abbattendo le deboli difese e coinvolgendo in poco tempo quasi 30.000 persone. Tanti cittadini di diversi orientamenti (repubblicani, borbonici, cattolici, ex garibaldini delusi) decisero di prendere parte a questa enorme sollevazione, passata alla storia come Rivolta del Sette e Mezzo. Proprio per sette giorni e mezzo, infatti, i rivoltosi, dopo aver creato un “Comitato rivoluzionario”, tennero in mano la città di Palermo e tutte le zone circostanti; anche in diverse zone del trapanese e del catanese, la popolazione decise di sollevarsi e di alzare la voce.

Come si concluse la Rivolta del sette e mezzo?

L’urlo della Sicilia arrivò a scuotere un intero paese e la risposta del governo fu la peggiore possibile. Il 22 Settembre il Generale Cadorna arrivò nell’isola con 40.000 uomini e diverse navi da guerra della Regia Marina che senza alcuna esitazione, bombardarono Palermo. I rivoltosi cercarono di resistere, ma alla fine ne morirono a migliaia. E, come se non bastasse, molti prigionieri vennero fucilati senza processo.