epifania
 “Bonnatali”, “Bon Capudannu” e “Bon Tri re!” , questo l’augurio che immancabilmente ci faceva un vecchio zio ai tempi della mia infanzia sintetizzando così le tre feste che caratterizzano il periodo invernale .
 
Ma, se il Natale ed i suoi festeggiamenti hanno sempre occupato un posto ragguardevole  tra le vecchie tradizioni siciliane, non altrettanto può dirsi per il capodanno. 
 
Il Capodanno può essere considerato il momento meno spirituale e più terreno delle festività natalizie .…si va in Chiesa anche per Capodanno, è vero , ma  il primo di gennaio non si festeggia un fatto rilevante della cristianità, bensì una scadenza civile.
Oggi  la notte di Capodanno è la notte delle feste, dei balli, dei vestiti eleganti , del conto alla rovescia ,dei “botti” e dei giochi d’artificio che talvolta  mettono a rischio la propria e l’altrui incolumità.
 Anticamente Capodanno rappresentava una specie di doppione, di prolungamento del Natale: stesso grandioso pranzo, stessi dolci, stesso presepe, stessi giochi a carte o a tombola. ..
Unico elemento che lo differenziava era che alla mezzanotte tra il 31 dicembre e il primo gennaio si sparava… Il capo famiglia  prendeva  la “scupetta” (il fucile da caccia ) che stava appesa al chiodo o estraeva la “rivoltella” (pistola ) dal “foderu” (fondina), andava nei balconi o alle finestre , puntava verso l’alto, e sparava…sparava uno…due…tre colpi …sparava all’anno vecchio per liberarsi delle sue nefandezze, tra le grida di gioia e gli applausi degli astanti.
 
L’Epifania( dal greco = rivelazione) infine, come il Natale,  commemora un momento particolare della prima infanzia di Gesù : la visita dei Magi .
Un vecchio proverbio siciliano recita: ”Natali, Pasqua e Epifania cu unni li guarda n’festa li guarda n’malatia” = Natale, Pasqua ed Epifania chi non li rispetta come festa, sarà punito con dei problemi  di salute. 
In siciliano non esiste un vocabolo che traduca la parola Epifania: l’ultima festa natalizia viene chiamata “ lu se di jnnaru” (il sei gennaio”) o, più spesso, “li tri re” (I tre re) Ispirandosi, in quest’ultimo caso,   al suo nome  francese (la fete des rois).
Sempre all’uso francese s’ispirano anche le vecchie cerimonie siciliane che si celebravano in questa occasione.
La mattina del 6 gennaio, infatti, dopo aver aggiunto  le statuine dei tre re  al presepe, si  andava ad accogliere i magi alle porte del paese, proprio come nella tradizione francese.
“Li tri  re” arrivavano a cavallo, ( se nei dintorni c’era un circo con degli animali, arrivavano su dei cammelli) e la gente  li accompagnava in processione a visitare  i vari presepi costruiti nelle strade del paese, fino al grande presepe della Chiesa Madre dove veniva celebrata la Messa solenne.
Alcuni centri della Sicilia hanno conservato queste tradizioni che si ripettono tuttora con grande successo.
La sera dell’Epifania,infine,  c’era l’ultimo appuntamento con i canti e i festeggiamenti natalizi .
 
Nessun collegamento invece, nei centri siciliani, con la tradizione della Befana che da sempre caratterizza le altre regioni italiane specialmente da Roma in su…per me bambina la Befana era come la neve: qualcosa che avevo visto solo sulle illustrazioni dei libri di scuola.