di Nando Cimino

 
 Certo di questi tempi, abituati come siamo a festeggiare nascite, comunioni, anniversari e ricorrenze di vario genere, ricordare il compleanno di una biblioteca potrebbe quasi sembrare ridicolo. Ma in una società come la nostra, che stenta a riconoscere i principali valori del viver civile, misconoscendo anche la propria storia, la propria cultura e le proprie tradizioni, parlare di libri è di biblioteche diventa cosa utile se non addirittura necessaria. La biblioteca comunale “Liciniana” è tra le più antiche di Sicilia e tra le più importanti d'Italia; se ne fa infatti menzione in tutte le pubblicazioni che parlano della Storia della biblioteca in Italia. La “Liciniana” venne fondata il 17 maggio del 1800 da un sacerdote; Giuseppe Ciprì, dottore in teologia ed insegnante di retorica. Egli ne fu anche il primo finanziatore, contribuendovi ulteriormente attraverso la donazione di tutti i suoi libri. Giuseppe Ciprì fu pure componente della “Accademia Euracea” di Termini Imerese con lo pseudonimo di Mopso Licinio; da cui proprio il nome di “Liciniana” in seguito assegnato alla biblioteca stessa. Oltre centomila i volumi conservati al suo interno, e molti di inestimabile valore; tra questi pergamene in lingua araba dei primi anni del dodicesimo secolo e diversi incunaboli, detti anche quattrocentini, proprio perchè stampati nel 1400 con l'allora rivoluzionario sistema della stampa a caratteri mobili messo a punto da Gutemberg. La biblioteca di Termini Imerese è un vero e proprio scrigno di cultura ma anche di storia; vi si trovano infatti pure oltre quattromila volumi, provenienti da una delle più antiche e pregiate biblioteche siciliane, ovvero quella benedettina di San Martino delle Scale costituita intorno al XIV° secolo e le cui opere, dopo l'abolizione delle corporazioni religiose, confluirono in massima parte oltre che a Termini Imerese anche nella biblioteca di Casa Professa a Palermo.