La carenza di iodio nella dieta è un grave problema sanitario e sociale in tutto il mondo, compresa l'Italia. Uno studio dell'"Osservatorio Nutrizionale Grana Padano" mette in guardia dallo scorso consumo di alimenti ricchi di iodio e dai rischi per la salute, in particolare per il feto e l'accrescimento dei bambini. Si stima che circa il 29% della popolazione mondiale sia ancora esposta alla carenza di iodio. In particolare, in Italia si ammalano di gozzo (aumento del volume della tiroide causato dalla carenza di iodio) circa 6 milioni di persone, più del 10% della popolazione.

Secondo i LARN, Livelli di Assunzione Raccomandata di Nutrienti, il fabbisogno giornaliero di iodio degli adolescenti è di 130grammi, per gli adulti 150 g. Per le donne in gravidanza e allattamento la quantità aumenta sensibilmente, raggiungendo i 200 g al giorno. Mediamente gli intervistati raggiungono solo 60 g di iodio giornaliero con gli alimenti, pari a meno della metà della dose consigliata, e solo il 5% raggiunge il fabbisogno quotidiano.

Gli alimenti più ricchi di iodio sono i crostacei, i mitili e i pesci di mare. Una porzione di sgombro, cefalo, baccalà o merluzzo apporta circa 150 g di iodio. Anche le uova (35 g di iodio) ne contengono molto, così come lo yogurt (78 g) e alcuni formaggi: in particolare taleggio e fontina mediamente contengono 45 g di iodio, mentre quelli stagionati come provolone, pecorino o grana circa 38 g.

La carne ne contiene 50 g per chilo. Anche i vegetali sono poveri di questo minerale la cui quantità dipende da quella contenuta nel terreno. Infine, è importante utilizzare il sale iodato, ma anche a causa della piccola quantità (più di 5 g di sale al giorno fa male alla salute) non basta a garantire l'apporto quotidiano di iodio.