E come fu per l’ingegnoso Odisseo, anche il mondo arabo ha visto la creazione del suo ‘cappotto’ perfetto; il golpe viene conquistato con un piano in grado di attirare i nemici con l’inganno e infine, conquistare il tesoro.

Era circa l’anno Mille quando i Normanni si affacciarono a Messina per la conquista dell’Isola; a quel tempo la Sicilia era sotto il presidio del mondo arabo, che mal sopportava la convivenza forzata con i Cristiani; idem per i Cristiani di Roberto il Guiscardo prima e di Ruggero d’Altavilla poi, che una volta avuta l’Isola tentò di ripristinare una sorta di pace fondata sul rispetto ma soprattutto sulla cooperazione, artistica e culturale.

Sotto sotto però, la cenere covava ardente; la pace all’interno di una regione così variegata e vasta non poteva durare a lungo, ecco perché a oltre 100 anni dalla conquista, con la morte di Guglielmo il Buono, il castello di carte iniziò a venire giù con la stessa velocità che ci mette la pioggia a calare dalle nuvole sulla terra: schermaglie e rivolte iniziarono dunque ben presto ad infiammare l’Isola e in particolar modo i baluardi posti a difesa delle rocche e delle coste.

Tra questi c’era anche la fortezza di Entella, ex città Elima sita al confine tra i territori della provincia di Palermo e di Agrigento, utilizzata dalla figlia del principe arabo Muḥammad ibn ʿAbbād, per consumare la sua ‘vendetta perfetta’. La ragazza voleva infatti restituire il dolore della sconfitta e soprattutto della perdita, all’Imperatore, a seguito dell’uccisione, al tempo di Federico II, di suo padre, quale capo della ribellione mussulmana.

Fu così che la giovane ragazza fece sapere a Federico II che era stanca di combattere, e che per questo avrebbe accolto, di nascosto, 300 soldati della sua guarnigione tra le mura del suo castello, per far sì che prendessero la roccaforte e che tutto finisse. Ma la donna sapeva il fatto suo e tese ai Normanni una trappola: una volta entrati, i guerrieri furono infatti assaliti dagli Arabi che li fecero fuori in un lampo.

Allo spettacolo cruento assistette anche l’Imperatore che invano tentò di muovere la ragazza a compassione, provando a farla cedere con falsi perdoni e antiche lusinghe. L’assedio alla fortezza continuò per un lungo ed estenuante periodo e infine si concluse con la morte della ragazza, che, per non finire nelle mani del nemico, decise di togliersi la vita con le sue mani. Di quella storia è rimasto a ricordo solo ciò che resta dell’antico edificio militare e la storia di coraggio e valore di una donna.

Autore | Enrica Bartalotta