02Si è concluso, il mese scorso, il Progetto Caulerpa. Messo appunto dall’assessore regionale all’ Ambiente Maurizio Croce e dai tecnici di ARPA Sicilia, CNR e ISPRA, era nato nel 2009 per monitorare la salute dei fondali siciliani.
Il progetto prende il nome dall’alga non autoctona che da qualche anno a questa parte, affolla i fondali dei Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. Diverse infatti le segnalazioni, anche da parte dei pescatori dell’area del Canale di Sicilia, che hanno dato il via all’iniziativa di monitoraggio volta a preservare la bio-diversità e l’ecosistema marino siciliano, ma non solo.
Il fenomeno è allarmante: sono ormai 800 le specie non autoctone individuatepresso le zone litoranee di Stati come la Turchia e l’Egitto; ciò che risulta chiaro, almeno per ora, è che la caulerpa si sta ritirando dalle acque siciliane.
Due anni di analisi hanno portato gli enti coinvolti a stabilire come siano state le attività umane le principali responsabili della proliferazione dell’alga aliena, il primo vero campanello d’allarme del fenomeno inquinamento delle aree marine circostanti la Sicilia.
Al largo della costa ragusana e dell’isola di Lampedusa, il fenomeno è ora in remissione per la prima volta dal 2009, ma grazie agli strumenti della Marine Strategy, e al supporto del ministero per l’Ambiente, gli enti di competenza continueranno a tenere sotto controllo il diffondersi della caulerpa, responsabile di diversi disagi alle attività di pesca, nonché di rendere difficoltosa anche la vita per gli esemplari ittici del mar Mediterraneo siciliano, e in particolare nell’area che si estende tra Porto Palo di Capo Passero e Capo Granitola, con conseguenti squilibri all’ecosistema marino, e successive difficoltà per il recupero della vita sott’acqua.
Dopo le numerose segnalazioni di biologi esperti e sommozzatori amatoriali, il Dipartimento Regionale della Pesca Mediterranea, ha sottoscritto,nel 2010, un accordo con l’Agenzia Ambientale Regionale per la costituzione di un partenariato istituzionale volto adindagare sul fenomeno di proliferazione della caulerpa. A salvaguardia dell’ambiente marino e costiero, sono poi state presentate una serie di campagne di comunicazione dal titolo “Lasciamo che il mare rimanga una favola blu”. 
Presso le marinerie di Scoglitti, Sciacca, Mazara del Vallo e Termini Imerese, sono state messe appunto iniziative volte a sensibilizzare la cittadinanza e le associazioni dei pescatori verso quelle che sono le pratiche di tutela e rispetto del maree dei litorali.
Il decalogo prevede che per essere un bagnante e un pescatore sostenibile, si debbano evitare tutte quelle pratiche che possano mettere a repentaglio il mondo marino. Non bisogna intanto utilizzare né la spiaggia né il mare come un cassonetto dell’immondizia: evitare perciò non soltanto di gettare in mare o di abbandonare sulla spiaggia i rifiuti, ma anche di utilizzare prodotti inquinanti come lo shampoo; meglio ancora se si scegliessero anche degli schermi solari ecologici.
Importante è poi non depredare le aree ricche di tesori marini, e rispettare i divieti di navigazione sottocosta; a cui aggiungere di spegnere il motore del proprio mezzo quando si è fermi e di non pescare specie marine protette o non commercialmente utili.