02Era il 1749 quando ad Acitrezza venne fatta costruire una maestosa residenza; di fronte al mare, al cospetto dei noti faraglioni, era il palazzo del principe Don Luigi Riggio, che oggi non esiste più.
Aci Trezza è un’incantevole cittadina posta sulla costa catanese, a pochi chilometri dal capoluogo. Il suo territorio è stato luogo di diverse leggende, prima tra tutte quella sul suo nome, la cui etimologia dovrebbe prendere le rime dal fiume Aci, il corso d’acqua leggendario che una volta passava nei suoi pressi abbondante e impetuoso, e che molti considerano ormai non più esistente, per effetto di una imponente eruzione dell’Etna. 
Di fronte la costa di Aci Trezza, anche 8 scogli di origine basaltica, che si ergono scuri e aguzzi lungo la direttrice che circonda il porto: secondo la leggenda, queste furono le ‘pietre’ che Polifemo lanciò ad Ulisse quando riuscì a scappare, con un crudele stratagemma, dalla sua prigionia.
Ma racconti e leggende a parte, quello che si sa per certo è che la nota cittadina del catanese, scelta da Giovanni Verga quale ambientazione per “I malavoglia”, nacque alla fine del XVII secolo, quale scalo portuale del principato di Stefano Riggio, il quale era già in possesso delle città di Aci Sant’Antonio e Aci San Filippo.
Il suo successore, Don Luigi, fu colui che diede ordine di costruire l’imponente strutturaresidenziale sul mare. Il palazzo, oltre ad essere particolarmente ricco, doveva anche essere costruito ad hoc per essere protetto dalle continue invasioni turche, che non risparmiavano le coste della Sicilia orientale.
Le sue sale ricche di fini decorazioni sia alle pareti che ai soffitti, ricevevano pertanto la luce e l’ipnotico rumore delle onde del mare, dalle undici finestre che ne caratterizzavano il prospetto, sul quale si affacciava il terrapieno, organizzato con bastioni in grado di ospitare e proteggere diverse bocche di cannone.
Con la fine del XVIII secolo, si concluse anche la dinastia dei Riggio e il palazzo del principe passò a Giuseppe Castorina e poi alla famiglia Grasso, specializzata nel commercio del grano. Il palazzo dunque subì diversi rimaneggiamenti e infine fu lasciato alle incurie degli eredi e alla violenza delle intemperie, che lo danneggiarono definitivamente, fino al suo smembramento.
A metà Ottocento infatti, il feudalesimo venne abolito e una volta decaduto il Principato di Reggio, Acitrezza poté celebrare la sua indipendenza da Ficarazzi e da Aci Sant’Antonio per finire nelle intendenze di Aci Castello, di cui oggi è frazione.
La fastosa residenza nobiliare dei Campofiorito, rimase in piedi fino agli anni Venti del Novecento; successivamente, il terreno su cui sorgeva venne diviso in lotti e vennero costruiti nuovi edifici.
Oggi, del palazzo non rimane più traccia, se non nelle documentazioni, negli archivi, e nei ricordi dei più anziani cittadini di Aci. Dopo il terremoto del 28 ottobre 1908, la residenza fu infatti provvisoriamente dedicata al culto religioso, in quanto la chiesa era da considerarsi inagibile; prima ancora, nel luglio dello stesso anno,una stanza al piano terra fu utilizzata per rappresentare la prima sede dell’ufficio postale cittadino.