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L'A. S. A. Amastratina, in ricorrenza del Santo Natale, ci propone nuovamente "U Viaggiu Dulurusu" (rappresentazione vivente della nascita di Gesù del 1742 di Binidittu Annuleru) attraverso le vie di tre antichi quartieri: sant’Antonio Abate, Rivinusa, Roccazzo, belli e suggestivi per l’aspetto architettonico e ricchi di memoria storica. Tali luoghi hanno affascinato il pittore Renato Guttuso per la bellezza dei tetti  ritratti nel quadro "I tetti di via Leonina" e lo scrittore Vincenzo Consolo per l' originalità dei toponimi tanto da volerne inventare una storia romanzata. Tale percorso è  un viaggio a ritroso attraverso il tempo perché si possono ritrovare aspetti del novecento, dell’ottocento, del seicento fino a scoprire frammenti della società romana. Si parte dalla chiesa di sant’Antonio Abate, sede dei "mastri ri curta", 1406, il cui portale,  recante la scritta "1575 fu la pesta" si trova nella chiesa Madre. Basta volgere lo sguardo verso ovest, per osservare la chiesa del Purgatorio, 1669, limitrofa al museo silvo pastorale, che, con le  tante sculture in pietra raffiguranti la morte e le anime purganti,  ricorda al passante la brevità dell’esistenza umana e il destino dell’anima. Scendendo per via sant’Antonio si lambiscono la Rabbica (magazzino frumentario del comune), i palazzi dei fratelli Salamone (1800/60), quello dei Tita(1800) e le case dei Gangitano (XII sec.) e del clinico Lo Iacono (1611): famiglie, per tradizione, impegnate nel sociale. Tale angolo si presenta a forma di anfiteatro ed è originale per la sovrapposizioni di stili con segni che rimandano alle diverse civiltà del passato. Non manca qualche riferimento al quotidiano come il lavatoio in pietra. Di fronte, una lapide ricorda la figura del dottor Valenti che sostenne, dal 1630 al 1633, in qualità di giurato, la libertà demaniale degli amastratini contro le pretese feudali dei Castelli. Salendo per via Borchidio,  che ricorda l’artigiano che realizzava borchie, ci si immette in via san Luca, espressione della civiltà arabo-normanna con ballatoi,   terrazze e scale incassate nei muri. In tale realtà, spicca l’icona dedicata a san Gaetano che bacia i piedi del bambino Gesù seduto sulle gambe della Madonna. Tale opera, realizzata da un ignoto scalpellino amestratino, ripropone la pala di Giuseppe Tomasi trovasi  nella chiesa Madre. A pochi passi dall’icona, si può attraversare il vicolo più stretto della città ed ammirare la chiesetta della Madonna di Rivinusa, fatta erigere, per voto, nel 1063, dal conte Ruggero il normanno. L’ambiente, dominato dalla chiesa della Madonna del Carmine e  aperto verso i Nebrodi, dà la possibilità di scorgere  i tetti dei quartieri di S. Nicola e di S. Pietro. Infine, si giunge al  quartiere Roccazzo che ha una sua bellezza selvaggia e propone con i suoi toponimi  i misteri della civiltà araba, fatta anche di contraddizioni come la rupe saracena, e uno degli antichi mali sociali assai diffuso in città: quello dei trovatelli. Nascoste dagli impianti più recenti, le grotte hanno un loro fascino. All'interno di queste sono state impiantate antiche botteghe artigiane. Infine in Largo Risorgimento, esposto a sud-est, la scena che ricorda la venuta del bambino Gesù, che si è fatto uomo per redimere l’umanità caduta nel peccato e  riscattarla dalla miseria.

 

Per maggiori info consultare il sito:  http://presepeviventemistretta.jimdo.com