Vincenzo Bellini e la Norma: è un’opera in due atti composta nel 1831 su libretto di Felice Romani. L’opera fu composta in meno di tre mesi nella Villa Passalacqua sul lago di Como dove Vincenzo Bellini fu ospite regolare insieme ad altri personaggi illustri, di Gianbattista Lucini Passalacqua. Bellini in questa villa compose le sue opere più importanti come la Norma, la Sonnambula e la Straniera, grazie anche al soprano Giuditta Pasta, che possedeva villa Roccabruna dall'altra parte del lago, che pare lui sentisse cantare durante il giorno e lo ispirasse mentre componeva. La prima assoluta ebbe luogo al Teatro alla Scala di Milano il 26 dicembre 1831, ma fu un fiasco clamoroso dovuto ad un’esecuzione mediocre della Pasta che quella sera era indisposta ed alla presenza tra il pubblico di un gruppo avverso a Bellini ed alla Pasta che creò grande tensione anche agli altri cantanti del cast. Comunque la Norma, che poi diventò l’opera più famosa tra quelle composte dal catanese Vincenzo Bellini, quella sera stupì il pubblico milanese per l’insolita severità della drammaturgia ma soprattutto per l’assenza del “concertato”, cioè la parte di un’opera lirica in cui i personaggi ed il coro intrecciano le loro voci in forma polifonica, che solitamente era collocato nei finali d’atto intermedi o più raramente alla fine dell’opera. Bellini inoltre nella Norma diede all’orchestra un’impronta omogenea facendola apparire come un semplice accompagnamento della voce. Il soggetto è ambientato nelle Gallie all’epoca della dominazione romana e mostra chiari riferimenti al mito di Medea, uno dei personaggi della mitologia greca più celebri e controversi, che la tradizione descrive come una maga dotata di poteri divini.
TRAMA 
La sacerdotessa Norma, figlia del capo dei Druidi Oroveso, è stata l’amante segreta del proconsole Pollione dal quale ha avuto due figli, custoditi dalla fedele Clotilde all’insaputa di tutti. Pollione confida all'amico Flavio di essersi innamorato di una giovane novizia del tempio d’Irminsul, Adalgisa, e di voler lasciare Norma. Adalgisa chiede un colloquio a Norma per aprirle il proprio animo e confessarle di aver mancato al voto di castità, senza però rivelare il nome dell'uomo amato. Norma, che riconosce nella novizia i propri sentimenti e il proprio peccato, la scioglie dai voti. Quindi le chiede chi sia l'innamorato e Adalgisa indica Pollione, che sta sopraggiungendo proprio in quel momento. Furiosa, Norma rivela tutto ad Adalgisa, che sdegnata respinge Pollione. Nella sua abitazione, Norma, sconvolta dalla rivelazione, ha deciso di uccidere i due figli, ma cede al sentimento materno. Decisa a suicidarsi, fa chiamare Adalgisa e la prega di adottare i bambini e di portarli a Roma, dopo essersi sposata con Pollione. Ma Adalgisa rifiuta e promette a Norma di convincere Pollione a tornare da lei. Da tempo i Druidi, guidati da Oroveso, tramano una rivolta contro Roma. Norma, che si era sempre opposta, quando apprende che Adalgisa non ha ottenuto nulla dal colloquio con Pollione, chiama i Galli a raccolta e proclama guerra ai Romani. Sta per pronunciare il nome della vittima sacrificale da immolare al dio, quando giunge notizia che un romano è penetrato nel chiostro: è Pollione, venuto a rapire Adalgisa. Norma sta per colpirlo con un pugnale, ma poi si ferma, invita tutti a uscire col pretesto di interrogarlo e, sola con Pollione, gli offre la vita purché egli abbandoni Adalgisa. L'uomo rifiuta e Norma chiama i suoi a raccolta; ha deciso quale sarà la vittima sacrificale: una sacerdotessa che ha infranto i sacri voti e tradito la patria. Sta per pronunciare il nome di Adalgisa, quando si rende conto che la colpa di Adalgisa è la sua e, nello sbigottimento generale, pronuncia il proprio nome. Commosso, Pollione comprende la grandezza di Norma e decide di morire con lei. In segreto, Norma confida a Oroveso di essere madre e lo supplica di prendersi cura dei bambini, affinché possano salvarsi, raggiungendo Roma insieme con Clotilde. Quindi sale sul rogo con l'uomo amato.