Sei su Telegram? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di SiciliaFan! Iscriviti, cliccando qui!
UNISCITI

Per secoli, sulle tavole siciliane, il bicchiere per eccellenza è stato quello di vino. Anno dopo anno, però, sull’Isola è cresciuta una generazione di birrai che si fa notare ben oltre lo Stretto. Una delle selezioni più seguite dagli appassionati lo conferma: tra i 50 birrifici artigianali da conoscere in Italia nel 2026, due sono siciliani.

L’elenco è di Dissapore, che lo ha pubblicato con la firma di Chiara Cavalleris. Sono 50 nomi da Nord a Sud, in ordine alfabetico. Due di questi mettono nel bicchiere grani antichi, uve e frutti dell’Isola.

Una selezione, non una classifica

La testata lo precisa: non si tratta di una graduatoria. Confrontare produttori che lavorano su stili molto diversi avrebbe avuto poco senso. Avrebbe anche costretto a escludere birrai di talento che non sono campioni in un solo genere. I criteri sono comunque dichiarati: costanza produttiva, identità, sostenibilità, materie prime e comunicazione.

Il perimetro è quello della legge del 2016 sulla birra artigianale. Vale per birrifici indipendenti, con meno di 200.000 ettolitri prodotti l’anno e birre né pastorizzate né microfiltrate. Il settore è giovane: è arrivato in Italia appena trent’anni fa. Nel frattempo ha imparato a reinterpretare gli stili stranieri e perfino a crearne uno proprio. È l’Italian Grape Ale, la birra con uva o mosto, inserita nel 2015 nelle linee guida del Beer Judge Certification Program.

Alveria, l’asino caparbio di Canicattini Bagni

In ordine alfabetico, il primo nome siciliano è Alveria. Il birrificio è nato nel 2015 a Canicattini Bagni, in provincia di Siracusa. Il suo simbolo è un asino stilizzato, un’immagine scelta per raccontare la caparbietà del progetto.

Lo guidano Gabriele Siracusa e Dario Ponzo. Secondo Dissapore affrontano gli stili classici senza inseguire le mode e puntano su equilibrio, bevibilità e sperimentazione. La gamma va dalle bitter di ispirazione britannica alle ale americane, passando per Saison, Stout e fermentazioni acide.

La Sicilia entra direttamente nelle ricette. La Centobocche Pacific usa il frumento tenero Maiorca, la Mulberry il gelso, la Wild IGA Regola Zero il mosto di Moscato di Siracusa. A questo si aggiungono le collaborazioni con altri birrifici dell’Isola. Il giudizio della testata è netto: un legame con il territorio mai folkloristico, letto con una sensibilità contemporanea.

Yblon, il Belgio in provincia di Ragusa

Il secondo nome è Yblon, birrificio ragusano di Marco Gianino. Il nome richiama Hyblon, il leggendario re siculo che accolse i coloni greci nella Sicilia orientale. È già una dichiarazione di intenti: raccontare l’Isola attraverso la birra.

La scuola di riferimento è quella belga, rivisitata con materie prime siciliane. La birra di punta è la Timpa, una saison con grano Russello. Questa varietà le dà un profilo rustico e cerealicolo, con note speziate e il classico finale secco. Accanto ci sono altre tre etichette:

  • la Y-Blond, pensata per la bevibilità;
  • la Culovra, Belgian strong golden ale più complessa;
  • la Badessa, interpretazione della Dubbel.

La più siciliana di tutte è però la Nopalita, fruit beer al fico d’India. Secondo la selezione trova un buon equilibrio tra aroma, acidità e secchezza, senza diventare stucchevole. Completa la gamma la Hop Collysion, American IPA senza glutine.

Una scena che parla sempre più siciliano

Due birrifici su cinquanta possono sembrare pochi, in un elenco in cui il Nord Italia è molto rappresentato. Il dato dice però qualcosa di più interessante del semplice conteggio.

Alveria e Yblon usano le materie prime dell’Isola come parte dell’identità del prodotto, non come decorazione. Sono grani antichi, uve locali e frutti mediterranei. Altri birrifici del Sud presenti nella selezione, dalla Sardegna alla Calabria, seguono la stessa strada. È anche così che la birra artigianale italiana sta trovando un accento sempre più riconoscibile.

Per chi vuole avvicinarsi a questo mondo, il modo migliore resta l’assaggio sul posto: nei pub e nelle birrerie dell’Isola, o a tavola, accanto ai piatti della tradizione siciliana.