01Quando diciamo che eravamo e siamo ancora un popolo pieno di qualità, di inventiva e dal forte senso di giustizia, siamo certi di non poter sbagliare. Quasi tutte le rivoluzioni dell'Italia, e la formazione dell'Italia stessa, sono partite dalla nostra isola. Ancora oggi, seppur molto assopiti, alcuni nostri fratelli fremono per dare una sterzata al tanto male che ci viene inflitto. Male che non sempre arriva dai nemici. Pensiamo ad esempio alla pallida politica industriale fatta per la Sicilia ed il sud Italia in genere. Pensiamo alle autostrade, ai mezzi di comunicazione e di trasporto, che sono fatiscenti se paragonati a quello che si trova da Roma in su (e se ogni tanto prendete il treno sapete benissimo a cosa ci riferiamo. Purtroppo).

 

La lista delle ingiustizie e delle cose da correggere sarebbe veramente lunga.

Lo sarebbe tanto che elencarle una ad una mi annoia.
Preferisco ricordare e scrivervi una storia. E' la storia dei Beati Paoli.
Li conoscete?

Beati Paoli erano un gruppo di siciliani che si erano stancati dei soprusi dei signorotti e della mala-politica. Si erano quindi raccolti in una setta segreta. Erano una sorta di vendicatori-giustizieri. La setta leggendaria nacque a Palermo probabilmente attorno al XII secolo, con il nome diVendicosi:  l'obiettivo era quello di raddrizzare i torti subiti dalla povera gente. Erano una sorta di Nemesi.

A quei tempi infatti i nobili facevano quello che volevano. Amministravano direttamente anche la giustizia all'interno dei loro feudi. La loro parola era legge ed ogni loro capriccio era un desiderio da realizzare a tutti i costi. Non c'era nulla che non potessero fare. Facevano e disfacevano a proprio piacimento, infischiandosene di cosa fosse giusto e ignorando l'esistenza stessa di quel Dio misericordioso il quale ossequiavano puntualmente tutte le sante domeniche (si sa, le apparenze sono importanti ancora oggi!).

E' in questo clima di ingiustizie che i Beati Paoli esplosero come un lampo che squarcia il cielo per ricongiungersi alla terra e ricordarle che non è sola; che non deve sopportare per forza tutto; che un Dio esiste e che la vita è un miracola da ossequiare e preservare.

Purtroppo non ci sono delle documentazioni da consultare.
Ovviamente la setta era segreta. Inoltre i racconti venivano tramandati oralmente. E come il gioco del telefono nel quale una parola suggerita all'orecchio del vicino alla fine si trasforma in un'altra, dei beati paoli esistono tante storie. Talmente tante che alcune rasentano l'invenzione letteraria.
Le prime documentazioni cartacee risalgono alla fine dell'800. Ma anche queste non sono dettagliate come vorremmo e comunque si basano sempre su un convincimento popolare più che su fatti, dati e storie raccolte meticolosamente.

Probabilmente la setta si sciolse prima della fine del XIII secolo, perchè modifiche ed ulteriori sviluppi delle vicende legati ai Beati Paoli non vanno oltre il periodo normanno in Sicilia.

Di certo qualcosa deve esser successo, perchè la costante rimasta invariata in tutti questi anni è che la gente viene spesso soggiogata dai prepotenti: siano essi dei mafiosi, dei ricchi borghesi o dei poveri egoisti citrulli che ignorano le regole del vivere civile.


Nel libro “I Beati Paoli” scritto da Luigi Natoli sotto lo pseudonimi di William Galt vengono raccolte sia le voci popolari della tradizione dei pupi che quelle dei nobili dell'epoca (che ovviamente vivevano la setta come qualcosa di malvagio – “per loro!”).

Stando ai racconti i beati paoli presero questo nome perchè erano un gruppo di devoti a San Francesco di Paola. Essi usavano camuffarsi di giorno da frati con tanto di saio marrone e cappuccio per venire a conoscenza dei segreti più viscidi della città all'interno dei confessionali. La notte, invece, indossavano uno spietato saio nero e si riunivano nei sotterranei cittadini per emettere sentenze di morte e programmare vendette.

Nella sagrestia della chiesa di san Matteo, tanto per dirne una, c'è una porta segreta dalla quale si accede ancora oggi a dei sotterranei. Prima però bisognava azionare un meccanismo.

In tutti i casi il cuore dell'organizzazione con il suo quartiere generale si tramandava fosse nei pressi del rione del Capo. Era da Palazzo Baldo che si accedeva al regno segreto dei Beati Paoli. Regno che, chissà, forse un giorno potrebbe risorgere seppur in forme meno violente. Magari sotto forma di circolo culturale che si proponga di ricordare alla gente che l'egoismo, il denaro ed il male non possono averla sempre vinta.

Viva la Sicilia, viva. Viva, viva, sempre viva!