ImmagineOrdinanza di custodia cautelare per le 18 persone affiliate al clan del quartiere Brancaccio, finiti questa mattina in manette. Il gruppo criminale era invischiato nel giro del racket e della droga.

A quasi tre anni di distanza dalla nota operazione “Araba Fenice”, Palermo torna a far parlare di sé con una massiccia iniziativa della Polizia locale, coordinata dalla Procura della Repubblica cittadina, volta a sgominare le attività illegali di personaggi loschi del quartiere palermitano, tristemente noto anche fuori dall’Isola per le sue attività criminali.

Giro di estorsioni, traffico di droga e possesso illegale di armi da fuoco, oltre ad associazione mafiosa: sono queste le accuse per le 18 persone finite in manette questa notte, nel corso del blitz denominato “Operazione Zefiro”, portato avanti in concertazione con le squadre mobili di Milano, Trapani e Napoli.

Sì perché le cellule di Natale Bruno, il nuovo capomafia erede di Cesare Lupo, arrestato nel 2011, pare fossero collegate anche con malviventi dell’area campana, sul cui capo pendono accuse di furto operate nella città-capoluogo della Sicilia, a danno di diversi istituti di credito.

Le indagini, portate avanti dalla Procura di Palermo, hanno così permesso di scoprire, tramite l’uso di microspie, il traffico di droga sottostante le intercettazioni, nonché il giro di racket riservato agli esercizi commerciali della zona.

La grande notizia arriva all’indomani del colpo inferto a Brindisi, alla Sacra Corona Unita.
All’alba dell’operazione “Vortice Deja vu”, martedì 11 novembre, il gip Carlo Cazzella, su richiesta della Direzione antimafia di Lecce, ha emesso 26 avvisi di custodia cautelare contro i malviventi pugliesi accusati di associazione mafiosa, traffico internazionale di droga, e atti estorsivi ai danni degli imprenditori del luogo.
Due le indagini, durate ben due anni, dal 2008 al 2012, che hanno portato ad indagare anche su altre 53 persone; per loro l’accusa è di abuso d’ufficio, corruzione e falso.

Sono diverse le associazioni anti-estorsioni nate sia fuori che dentro la regione siciliana, volte ad aiutare e a sostenere gli esercenti in difficoltà.
A Palermo, Addiopizzo promuove interventi di investimento collettivo, ovvero progetti di supporto economico per la riqualificazione di determinate aree cittadine, e ha da poco inaugurato una società cooperativa che si occupa di turismo etico. Sono già 931 le aziende coinvolte e 154 gli esercenti convenzionati Addiopizzo, che è presente con una succursale anche a Catania.

E sempre nel capoluogo di regione, la rete delle associazioni antiracket siciliane, Libero Futuro, garantisce aiuto alle imprese tramite iniziative di consumo critico, e promuove eventi e petizioni, come “Scorta civica”, che ha l’obiettivo di fornire una simbolica scorta cittadina ai magistrati di Sicilia minacciati dalla mafia, o come la richiesta della modifica del sistema di scrutinio, per sottrarre i voti al controllo della criminalità organizzata; una petizione per cui l’associazione ha già raccolto oltre 900 firme.
 

Autore | Enrica Bartalotta

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