Caltagirone, in provincia di Catania, è famosa per la produzione della ceramica, ma non solo. Questo centro a metà tra la Sicilia centrale e quella orientale è stato per oltre due millenni un punto strategico di controllo per i popoli delle piane di Catania e Gela, tra cui bizantini, arabi, genovesi e normanni. La storia del passato ha lasciato numerose tracce ancora visibili, tant’è che, dal 2002, il centro storico di Caltagirone è diventato Patrimonio dell’Umanità Unesco, facente parte del consorzio del Val di Noto.

Non è facile risalire all’origine del nome Caltagirone. La prima parte, proviene sicuramente dall’arabo qalʾat (قَلْعَة) che significa castello, fortezza o rocca, così come accade per molti altri comuni siciliani (Calascibetta, Calatafimi, Buscemi). Nel Basso Medioevo il nome latino era Calatagironum, come si legge più volte nell’ Historia sicula di Bartolomeo di Neocastro (c. 1250- c. 1310).

Per quando riguarda la restante parte, secondo alcuni studiosi potrebbe trattarsi dell’arabo al-ḡīrāni (الْغِيرَانِ) cioè “castello delle grotte”, per via delle numerose grotte disseminate sul territorio.

Altri lo riconducono invece, con minor probabilità, a al-ḵinzīri (الخنزير) cioè “rocca dei maiali o dei cinghiali”. Ancora, secondo alcuni il nome deriva da un adattamento della denominazione del centro abitato ai tempi della Magna Grecia tra arabo e greco antico, cioè da “qalʾat al Gelôn” (rocca dei gelesi).

La storia di Caltagirone

Fin dall’antichità, grazie alla sua posizione privilegiata, fu una località molto ambita. I primi insediamenti stabili nel territorio dell’odierna Caltagirone risalgono alla preistoria. Scavi archeologici hanno dimostrato la presenza dapprima dei Greci e successivamente dei Romani nel territorio.

Sembra che gli Arabi abbiano introdotto nuove tecniche nella lavorazione dell’argilla, dando quindi un importante impulso all’artigianato della ceramica. L’espansione vera e propria dell’abitato e il fiorire della sua economia avvennero comunque durante il periodo normanno.

Nel XIII secolo Caltagirone partecipò alla rivolta contro gli Angioini nei Vespri siciliani. In seguito allo sviluppo dell’artigianato e del commercio, legati alla produzione della ceramica, nacque una classe di ricchi commercianti che si stabilirono qui provenendo anche da altre parti d’Italia.

I secoli XV e XVII furono l’epoca aurea della Città della ceramica, che allora si arricchì di chiese, istituti, collegi e conventi. Nacque pure l’università nella quale si insegnavano giurisprudenza, filosofia e medicina, nonché un ospedale.

Il 1693 è l’anno che segna una radicale svolta per Caltagirone come del resto per l’intera Sicilia orientale. Un catastrofico terremoto la rase al suolo insieme ad altre dieci città: il fatto costò la vita a circa 100.000 persone. La città nell’arco di circa dieci anni venne ricostruita con un volto barocco, quello che ancora oggi sostanzialmente conserva nel suo centro storico.

Cosa vedere a Caltagirone

Per quanto riguarda i monumenti e i luoghi d’interesse, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Tante le architetture religiose, tra le quali possiamo citare la Basilica Cattedrale di San Giuliano, la Chiesa del Signore del Soccorso, l’Abbazia di Terrana e il Cimitero Monumentale. Anche l’elenco degli edifici civili è molto lungo.

Una delle attrazioni principali di Caltagirone è la celebre Scalinata di Santa Maria del Monte, costruita nel 1606 per collegare la parte antica alla nuova città. È lunga oltre 130 metri. Non mancano i siti archeologici, come il Castello dei Geni, gli scavi Sant’Ippolito e la Necropoli della Montagna.

Foto: Flickr – Herbert Frank