01Il castello di Maredolce è un edificio in stile islamico di Palermo. Conosciuto anche con il nome di palazzo della Favara, è collocato nell’omonimo parco del quartiere Brancaccio.

Fu lo stile arabo-normanno del XII secolo a dare vita a questo particolare edificio della città di Palermo. Palazzo in pietra locale, a pianta quadrangolare, fu voluto da re Ruggero II nel 1071, che lo fece erigere in un fitto giardino e lo fece circondare da un laghetto artificiale di circa 2 ettari.
Il castello si trovava al centro della ‘qasr’, la cittadella islamica fortificata realizzata dai Normanni, ma asserviva più al tempo libero e allo svago personale del re, che non a scopi di difesa: l’edificio faceva dunque parte dei cosiddetti ‘sollazzi regi’, come la Cuba Sottana e la Cuba Soprana, altri palazzi in stile arabo-normanno della città.
L’edificio, che oggi sorge su un cortile molto spazioso, sembra fosse stato riadattato ad una pre-esistente costruzione del X secolo, appartenente all’emiro Giafar al-Kalbi II.
Oltre a rimetterlo a nuovo, Ruggero II lo fece proteggere da una spessa e lunga cinta di mura e abbellirlo con un hammam e una peschiera, che prendeva la sua acqua dalle vicine sorgenti site sul monte Grifone. Da qui, probabilmente, il secondo nome del palazzo, ‘favara’, che in arabo significa appunto ‘sorgente’.

Ora quei corsi d’acqua non esistono più, ma l’area occupata dall’ex bacino artificiale è ancora particolarmente conosciuta come un’area agricola fertile.
Ancora evidenti, come parte della struttura originale, rimangono i resti dell’hammam del XIX secolo, ora inglobato nella palazzina, e, ancora più visibili, sono gli archi a sesto acuto scavati nel tufo, tipici dell’architettura araba, che caratterizzano l’esterno. Il cortile si apriva in un portico con volte a crociera, che possiamo ritrovare anche presso la cappella palatina, caratterizzata dalla curiosa cupola semisferica dedicata ai santi Filippo e Giacomo. La chiesa personale della famiglia del re, da cui si accede dal lato non bagnato dall’ex laghetto, è di pianta rettangolare a una navata, e si trova accanto alla cosiddetta Aula regia, dove venivano accolti gli ospiti.

Intorno alla struttura si apre il parco, una volta ricco di agrumeti e rigoglioso di diverse specie arboree, soprattutto frutteti, ma anche di animali esotici. Caratteristica del giardino, era la presenza di diverse fonti d’acqua che contribuirono, fino al XVI secolo, a formare l’abbondanza del posto, e le cui sorgenti principali sono ormai state captate dall’acquedotto comunale.
Il castello venne modificato e rimaneggiato dagli svevi, che lo cedettero, nel 1328, ai frati-cavalieri teutonici della Magione, e sotto la loro egida, fu convertito in ospedale.
Nel 1460 fu concesso alla famiglia dei Bologna, e nel XVII secolo fu presidio del Duca di Castelluccio, che la trasformò in azienda agricola. È di responsabilità della Regione Siciliana dal 1992. Nonostante la speculazione edilizia che ha caratterizzato i dintorni del luogo nel corso del secolo scorso, il parco ha riaperto i battenti nel 2011 grazie all’intervento del FAI.

Autore | Enrica Bartalotta