Augusta, in provincia di Siracusa, nei giorni pasquali presenta alcuni tra gli eventi più significativi e suggestivi della Sicilia Orientale. A partire dalla Domenica delle Palme, infatti, una serie di processioni si susseguono, animando le strade del Centro Storico: sono le Confraternite che, indossando abiti penitenziali di derivazione spagnola, portano in processione piccoli simulacri per recarsi in Chiesa Madre e adorare il S.S. Sacramento. Le processioni terminano il Mercoledì Santo. Il Giovedì ha infatti inizio il Triduo Pasquale. Al termine della Messa “In Coena Domini” celebrata in tutte le Parrocchie cittadine, durante la quale avviene la Lavanda dei piedi e la consegna ai fedeli di un pane dolce chiamato “Cavaddu d’apostuli”, il S.S. Sacramento viene posto negli Altari della Reposizione, comunemente conosciuti come “Sepolcri”: gli altari Maggiori vengono addobbati con fiori, candele e altre particolari scenografie. L’unica chiesa che non presenta il “Sepolcro” è quella di San Giuseppe. In questa chiesa, infatti, l’altare maggiore è coperto da un grande tendaggio porpora e al centro, sotto una grande croce, è posizionata l’urna del Cristo morto. Attorno sono disposte le Addoloratine: giovani ragazze vestite con un lungo abito nero, un manto che copre il capo, stretto alla fronte da una corona di spine. Al petto esce l’estremità di un pugnale. Nella sera del Giovedì Santo, dalla cantoria della chiesa di San Giuseppe, viene così intonato lo Stabat Mater, musicato da un anonimo musicista Augustano del ‘700. In tarda serata e per tutta la notte, tra le strade di Augusta si ode il suono di una tromba e di un tamburo. Questi ricordano la voce e il cuore di Maria che cerca il Figlio imprigionato dopo il tradimento di Giuda. Il suono di questi strumenti, termina alle 4.00 del mattino, davanti la chiesa di San Giuseppe che viene riaperta al pubblico. Alle 5.00 del mattino del Venerdì Santo ha così inizio la prima emozionante processione: dalla Chiesa di San Giuseppe, fa la sua uscita il simulacro del Cristo Morto, portato da Confrati che indossano l’abito penitenziale (Babbalucchi). L’urna del Cristo è preceduta da una grande bandiera nera, poi da una croce, da una lunga processione di Addoloratine, confrati e consorelle che portano torce tra le mani, ed è seguita da un baldacchino nero, chiuso su se stesso. La lunga processione, si sofferma all’interno di ogni chiesa del Centro Storico, per l’Adorazione Eucaristica. All’interno di alcune chiese, delle corali accompagnano l’ingresso del Cristo. Ad ora di pranzo, termina la prima processione del Venerdì Santo. Al tramonto, ha inizio la seconda processione. Nella Piazza delle Grazie, il simulacro del Cristo viene schiodato dalla croce e riposto in un’urna. Inizia così il percorso, nel mezzo del quale, all’incrocio tra via Xiacche e via Xifonia, il simulacro del Cristo incontra quello della Vergine Addolorata. Madre e Figlio proseguono insieme il cammino e in tarda serata, tra via Roma e via Xifonia, avviene la “Spartenza”, durante la quale i due simulacri si separano. La Domenica di Pasqua a mezzogiorno, partendo dalla Chiesa Madre, il Simulacro del Cristo Risorto compie il giro della Piazza Duomo.

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