Sono emersi nuovi dettagli sull'operazione "Catene Spezzate", che ha coinvolto otto persone accusare, a vario titolo, di maltrattamenti nei confronti dei minoti con disabilità psichiche, ospitati nella comunità di via Gela, a Licata. Quella che avrebbe dovuto essere una casa per disabili, in realtà, sarebbe stata più simile ad un lager, con bambini legati ai letti, lasciati a digiuno e rinchiusi a chiave in piccole stanze per ore. 

Le indagini sono partite dalle segnalazioni fatte dalle insegnanti di una scuola paritaria, frequentata da due delle ragazzine che erano ospiti del centro. In particolare, si è fatto riferimento ad un elaborato che una ragazza ha consegnato ad una delle sue insegnanti. Racconti agghiaccianti, con particolari che persino gli inquirenti hanno fatto fatica a leggere, dalla quale emerge una casa degli orrori.

Ieri ero tranquilla, poi sono andata in bagno e ho visto (…) che si mangiava la cacca e poi (…) l’hanno legata con lo scotch – si legge, tra le altre cose, in uno dei racconti – mani e piedi e bocca e le hanno messo una coperta di sopra. Gli facevano guai, le mettevano le mollette nel naso, gli davano schiaffi e io avevo paura. Volevo chiamare i carabinieri ma non ci sono riuscita. Ora ho tanta paura che mi fanno del male.

Ad aiutare gli inquirenti è stato anche il disegno che un altro ragazzo ha realizzato in classe, con il quale la vittima provava a raccontare una fiaba, scrivendo:

Una principessa che sta facendo un incubo, in una casa da sola con una strega che tiene tutti i ragazzi in una casa con i suoi complici. Lei è una strega cattiva e crudele che riempie di medicinali quelli che non hanno famiglie, li addormentano e li picchiano. All'improvviso mi sveglio da questo sogno brutto, dove mi rinchiudevano nella stanza, mi levavano le chiamate alla famiglia.