01Ormai non è più un mistero che la Sicilia sia da tempo ‘terra cinematografica’. A partire dal XX secolo, la Trinacria è diventata terreno fertile per pellicole di rilievo, festival e cineasti, a cui in alcuni casi ha dato anche i natali.

Tutto ebbe inizio nel 1911, con la nascita delle Industrie cinematografiche Lucarelli, a pochi anni dalla nascita del cinematografo, che ancora si presenta in bianco e nero e senza audio. In poco tempo, prese vita la fiorente attività produttiva siciliana cinematografica, grazie anche alla nascita di altre case di produzione, come la “Morgana Film”, nel 1913, la “Katana Film” ed “Etna Film”, sotto la direzione artistica del regista e attore Giuseppe De Liguoro.
Era il 1914 quando la Sicilia conobbe “Sperduti nel Buio” di Nino Martoglio, poeta italiano, regista e fondatore della “Morgana Film”, che per la sua opera si riferì alle performance attoriali di Virginia Balestrieri e di Giovanni Grasso. Considerato ancora oggi come uno dei più grandi attori del cinema muto italiano, Grasso si avvicinò alla settima arte tramite il Teatro dell’Opera dei Pupi, gestito dal padre Angelo in quel di Catania. Stesso discorso per Angelo Musco, che a partire dagli anni Trenta divenne l’anello di congiunzione tra la produzione teatrale dialettale e il cinema italiano di Sicilia.
Appartiene invece agli anni Novanta la casa di produzione Sciarlò dei Fratelli Tornatore, che produsse, tra gli altri “La leggenda del pianista sull'oceano”.
Nel 2005, l’attrice Maria Grazia Cucinotta inizia la sua carriera di produttrice con la casa Italian Dreams Factory, lanciando pellicole come “Viola di mare”, girata tra la Tonnara di San Vito Lo Capo, Trapani e Favignana, e “L'imbroglio nel lenzuolo”.

Nel 1914, a Palermo, venne fondata da Paolo Azzurri la “Scuola di recitazione per attori cinematografici”, e fu proprio in questi anni che il territorio di Sicilia iniziò a sfornare le sue prime opere su pellicola, alcune delle quali hanno anche catturato l’attenzione di scrittori come Giovanni Verga e Luigi Pirandello. Il primo, impegnato soprattutto nel campo della letteratura e in parte della fotografia, si dedicò alla realizzazione di alcuni cortometraggi e mediometraggi, e trasposizioni teatrali, mentre affidò quelle cinematografiche al De Roberto. Della trasposizione cinematografica di “Cavalleria Rusticana”, forse la sua novella più famosa, oggi esistono ben sei rappresentazioni, la più nota delle quali realizzata dal celebre regista e sceneggiatore fiorentino Franco Zeffirelli, nel 1981.

Pirandello invece fu molto attivo sul set cinematografico della versione italiana de “Il fu Mattia Pascal”, con il francese Pierre Blanchar e Isa Miranda, per la regia di Pierre Chenal, già realizzato da Marcel L'Herbier tredici anni prima, nel 1924. Nel 1932 fu la volta di “Come tu mi vuoi” con Greta Garbo, tratto dall’omonimo romanzo; e dal 1933 fu lo stesso Pirandello a partecipare alla trasposizione cinematografica dei suoi romanzi e novelle. Ultimo film pirandelliano in ordine di apparizione, è “Liolà” di Gabriele Lavia (2009); tra le più note trasposizioni su grande schermo delle opere di Pirandello, svettano anche “Il viaggio” di Vittorio de Sica e “Kaos” dei Fratelli Taviani (1984), adattamento di “Novelle per un anno” interpretato dai comici palermitani Franco e Ciccio.

Gli anni Quaranta e Cinquanta furono un periodo di particolare vigore cinematografico per l’Isola, che di fatto non si spense mai, mantenendosi vivo e attivo anche per tutti gli anni Novanta e Duemila. Nella seconda metà degli anni Quaranta, il nobile Francesco Alliata di Villafranca fondò la casa di produzione “Panaria Film”, attraverso cui vennero proposti i primi cortometraggi sottomarini d’Italia, girati presso i fondali delle Isole Eolie. Nel 1946 venne presentato “Malìa”, opera prima di Giuseppe Amato tratta dal romanzo omonimo di Luigi Capuana.
Solo un anno più tardi, Luchino Visconti decise di girare “La terra trema”, pellicola ispirata a “I Malavoglia”, in cui sembra che regista milanese avesse deciso di utilizzare proprio i pescatori di Aci Trezza al posto di attori professionisti, per garantire alla pellicola la giusta dose di neo-realismo al quale il Visconti era affezionato. Il 1950 vede il lancio di “Vulcano”, pellicola di William Dieterle, per la sceneggiatura di Vitaliano Brancati, con Anna Magnani, sovvenzionata dalla “Panaria Film”; l’opera venne girata presso l’isola omonima e Salina, set cinematografico anche di un altro film di caratura internazionale “Il Postino” (1994), con Massimo Troisi e l’attrice-produttrice messinese Maria Grazia Cuccinotta.

Brancati non era nuovo al ruolo di sceneggiatore. Lo scrittore di Pachino si occupò infatti della trascrizione de “La bella addormentata” di Luigi Chiarini, già nel 1942; e fu sceneggiatore di molte opere cinematografiche quali “Anni difficili” di Luigi Zampa, “Guardie e ladri” di Mario Monicelli e “Viaggio in Italia” di Roberto Rossellini, tanto per citarne alcuni.
Giungono gli anni Sessanta e Visconti torna in Sicilia con “Il Gattopardo”, opera monumentale tratta dall’omonimo romanzo di Tomasi da Lampedusa, che gli valse anche la Palma d’oro al 16° Festival di Cannes; il cast d’eccezione (Claudia Cardinale, Alain Delon, Burt Lancaster) sostò tra Palermo e la città di Ciminna, i luoghi di Sicilia in cui vennero effettuate le riprese.
Tra gli anni Sessanta e Settanta, a Elio Petri venne affidata la regia di alcune opere di Leonardo Sciascia, come “A ciascuno il suo”, del 1967 e “Todo modo” del 1976, mentre “Il giorno della civetta” venne portato sul grande schermo da Damiano Damiani nel 1968, tramite i volti di Franco Nero e Claudia Cardinale.

Molti anche i film che vennero girati in Sicilia. Lo stesso Pier Paolo Pasolini utilizzò l’Isola per le riprese di alcune delle sue opere: “Il Vangelo secondo Matteo”, “Teorema”, e “I racconti di Canterbury”, che scelse di ambientare presso le pendici dell’Etna; ma tra le pellicole degli anni Sessanta non si può non menzionare “L’avventura” di Michelangelo Antonioni, girata tra Noto e le Isole Eolie, e “Divorzio all’italiana” di Pietro Germi, film girato tra Adrano, Catania, Ispica e Ragusa Ibla. Negli anni Settanta, la Sicilia ospitò pellicole e fiction anche di caratura internazionale: impossibile non menzionare “Il Padrino” del regista italo-americano Francis Ford Coppola, girato nel ’72 e poi di nuovo nel ’74 (la Seconda Parte), nei dintorni di Catania e di Messina, nonché il noto sceneggiato sulla mafia, la Piovra, di Damiano Damiani e, in tempi più recenti, la trasposizione televisiva dei romanzi polizieschi dello scrittore empedoclino Andrea Camilleri.

La provincia di Messina ospitò anche la ‘III Parte’ del noto lavoro coppoliano, ma fu anche set cinematografico per “Stromboli (Terra di Dio)” (1950), capolavoro di Roberto Rossellini, con l’attrice svedese Ingrid Bergman, e “Malèna” (2000), del regista bagherese Giuseppe Tornatore. In anni più recenti, tra la provincia di Messina e quella di Palermo sono state girate innumerevoli fatiche cinematografiche, tra cui “Il piccolo diavolo” (1988) e “Johnny Stecchino” (1991) dell’attore e regista premio Oscar Roberto Benigni. Ma la Sicilia è anche stata l’ambientazione prediletta di Giuseppe Tornatore; tra cui ricordiamo “L'uomo delle stelle” (1996), il più recente “Baarìa” (2009), ispirato alla sua infanzia nella città natale, e naturalmente “Nuovo Cinema Paradiso”, il film-capolavoro che gli valse l’Oscar nel 1990.

Autore | Enrica Bartalotta