01È stata assolta Joana Marin, la mamma rumena che nel 2005 ha gettato sua figlia, appena nata in un cassonetto in zona di Pergusa, in provincia di Enna. Lo ha disposto la Corte di appello di Caltanissetta per mancanza di prove.

«Manca, è insufficiente o contraddittoria la prova del reato». Per via di un “ragionevole dubbio” Joana Marin è stata scagionata dall’accusa di infanticidio, perché, come ha disposto il suo avvocato, Paolo Patelmo, la bimba poteva essere morta già prima che venisse gettata nel cassonetto.

Annullata dunque la sentenza di 8 anni in primo grado, disposti per l’imputata nell’agosto scorso; allo stesso modo sono stati assolti da qualsiasi coinvolgimento nel reato, consumatosi l’11 novembre del 2005, anche i coniugi Giovanni Scevole e Rachela Pirrera di Pergusa, a cui erano stati inflitti un anno e nove mesi per lui e 20 mesi per lei, per concorso in occultamento di cadavere.

La donna rumena era infatti stata assunta da poco più di una settimana dagli Scevole che vivevano in contrada Risicallà, proprio a pochi passi dal cassonetto in cui sarebbe stata ritrovata la piccola, avvolta in un sacchetto di plastica foderato di asciugamani.

Secondo la ricostruzione delle Forze dell’Ordine, il corpicino senza vita fu ritrovato da due poliziotti in moto che subìto si adoperarono per portare la piccola Angelica all’ospedale Umberto I, ma per lei non c’era già più nulla da fare. Ed è sulla base di questa testimonianza che il legale Patelmo, del Tribunale di Belluno, ha costruito la sua difesa: dal momento che non vi sono prove sufficienti per testimoniare se la bambina fosse già morta quando è stata gettata nella spazzatura, non sussiste reato.

Gli Scevole furono accusati in primo grado poi assolti dopo il processo in appello tenutosi il 24 ottobre di quest’anno. La badante dei coniugi si è sempre ritenuta innocente; il suo caso fu infatti sostenuto dalla perizia del dottor Carlo Torre, noto per aver partecipato alle indagini sulla morte di Meredith Kercher, secondo cui la piccola Angelica fosse già nata morta, al momento dell’abbandono “materiale e morale connesso al parto”. Nei suoi polmoni infatti, sembra che non ci fosse ossigeno già al momento della nascita.

Dallo sconto di pena in ottobre, si è poi passati all’assoluzione totale dello scorso 6 dicembre: Joana Marin è infatti stata prosciolta anche dal reato minore di occultamento di cadavere.

Non si sa ancora niente invece di Valentina Pilato, la donna di 30 anni madre di tre figli, che alla fine di novembre gettò sua figlia appena nata in un cassonetto della città di Palermo, in via Ferdinando Di Giorgi.
Ricoverata subito dopo presso il reparto di Ginecologia dell’ospedale Villa-Cervello, la donna è stata piantonata da due Carabinieri fino a quando il suo avvocato, Enrico Tignini, alle 9:00 del mattino del 28 novembre, lo stesso del funerale della piccola Giorgia, l’ha accompagnata presso una località segreta.
 

La Pilato è indagata per infanticidio a piede libero, il marito, un militare dell’Esercito, si trovava a Gemona, nel Friuli, mentre si compiva il fatto; è stato ascoltato dal pm Nino Di Matteo ma ha dichiarato che non sapeva nulla della sua gravidanza.

 

Autore | Enrica Bartalotta